Usura, 9 anni e 10 mesi di carcere

14 Maggio 2019

Luigi D’Alessandro condannato per una serie di prestiti a strozzo a piccoli imprenditori in difficoltà

PESCARA. Una condanna a 9 anni e 10 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 15mila euro e a una provvisionale immediatamente esecutiva di 80mila euro: è quanto hanno deciso ieri mattina i giudici del tribunale di Pescara (presidente Rossana Villani, giudici a latere Marino e De Renzis) a carico di Luigi D’Alessandro, 66 anni, di Vacri, condannato per usura continuata e aggravata (i giudici hanno anche disposto per l’imputato la confisca dei beni fino alla concorrenza di 100mila euro), finito sotto processo per una lunga serie di episodi per i quali 6 delle 15 parti offese si sono costituite parti civili. D’Alessandro è stato assolto da tre degli undici capi di imputazione, per uno è stata dichiarata la prescrizione e per tutti gli altri è arrivata la condanna. La richiesta di rinvio a giudizio, firmata a suo tempo dal sostituto Barbara Del Bono, risale al 2010 e riguardava una lunga serie di prestiti che l’imputato avrebbe erogato a piccoli imprenditori in difficoltà economiche che evidentemente non avevano più accesso al credito bancario.
In alcuni casi, stando al capo di imputazione, D’Alessandro avrebbe applicato tassi di interesse pari anche al 443 per cento. Le accuse parlano di piccoli prestiti che venivano rinnovati e che quindi ogni volta facevano salire in maniera esponenziale il debito del malcapitato di turno. La vicenda giudiziaria avrebbe avuto origine da una denuncia presentata da una coppia di imprenditori che, nel lontano 2008, si rivolse allo studio degli avvocati Camillo Tatozzi e Roberto Janigro. Da quella denuncia partì un po’ tutta l’inchiesta e anche la conseguente misura cautelare per l’imputato.
La coppia denunciante, giusto per fare un esempio, fra prestiti e novazioni si rivolse ben 12 volte all’imputato. In uno degli episodi riportati nel capo di imputazione si legge che, «a fronte di un prestito di 4.500 euro, della novazione di una delle cambiali da 800 euro scadente il 15 febbraio del 2007 e della novazione di uno dei titoli a 1.650 euro, l’imputato si faceva rilasciare nel dicembre del 2007 un assegno di 13.400 euro, postdadato al 28 febbraio 2008». Questa è soltanto una delle tantissime operazioni che l’imputato portava a termine con i suoi “clienti”.
Il capo di imputazione si chiude con la violazione del decreto legislativo 385 del 1993 «perché, senza essere iscritto nell’albo di cui all’articolo 106 del medesimo decreto legislativo, effettuava in modo continuativo, e in favore di un numero indeterminato di persone, attività finanziaria consistente nella concessione di finanziamenti mediante operazioni di prestiti di denaro dietro richiesta di assegni bancari e/o cambiali». (e.r.)
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