Usura, assolti ex vertici Caripe
Di Matteo e Tarozzi scagionati dall’accusa di prestiti a strozzo a due imprenditori del mobile
PESCARA. Non ci fu usura nei tassi di interesse applicati a due noti imprenditori del mobile, soci della stessa azienda pescarese, per due prestiti, dal valore complessivo di 400mila euro, erogati tra il 2009 e il 2012.
Nel mirino della procura erano finiti Antonio Di Matteo, amministratore delegato della banca Caripe fino al 6 ottobre 2011, e Antonio Tarozzi, direttore pro tempore dell'Agenzia 2 della Caripe, che ieri mattina sono stati assolti dal giudice per le udienze preliminari, Antonella Di Carlo, dall'accusa di usura.
Di Matteo è stato assolto «per non avere commesso il fatto», mentre Tarozzi «perché il fatto non costituisce reato».
Il pubblico ministero aveva invece chiesto una condanna a 2 anni di reclusione per Tarozzi, difeso dall'avvocato Domenico Russi, e l'assoluzione per Di Matteo, difeso dagli avvocati Gianni Falconi e Claudia Di Matteo.
I due imputati, che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, erano finiti sotto inchiesta, a seguito della denuncia presentata dai due imprenditori. Secondo quanto ricostruito dall'accusa, in fase di indagine rappresentata dal pm Gennaro Varone, l'Agenzia numero 2 della Caripe di Pescara, aveva concesso, a partire dal primo trimestre del 1998, una apertura di credito in favore dell'azienda dei due soci per la gestione dell'attività d'impresa (pagamento fornitori, addebito ricevute bancarie, pagamento degli F24 riferibili a imposte, tasse e tributi). Secondo la tesi del pm, sulle passività di tale conto sarebbero stati «addebitati interessi superiori a quelli della soglia di usura legislativamente definita» per il terzo trimestre 2009, per il primo e secondo trimestre 2010, per il secondo, terzo e quarto trimestre 2012, e per tutti e quattro i trimestri del 2013.
Nello specifico, sempre secondo l'ipotesi accusatoria, Di Matteo e Tarozzi, «in corrispettivo di un prestito di 250 mila euro, denominato “Idea Credito”» avrebbero applicato interessi usurari «sia perché la rata prevista, pari a 4.166 euro mensili per i primi 8 mesi e a 6.018 euro mensili per il periodo compreso tra il 31 maggio 2010 e il 28 febbraio 2012, era del tutto sproporzionata alla corrispettività e alla redditività d'impresa, e tale da assorbirla completamente, fatto denotante approfittamento dello stato di bisogno dei mutuatari; sia perché lo sviluppo del piano di ammortamento portava comunque a un tasso d'interesse effettivo globale pari al 18,05%, contro la misura del 7,78 % del tasso soglia di usura». Relativamente al secondo prestito, da 150mila euro, «sul quale veniva pretesa la garanzia di Confidi Abruzzo», secondo l'accusa, sarebbero stati applicati «tassi usurari, da corrispondersi in 60 mesi a rata crescente, con un tasso effettivo globale pari al 15,50%, contro la misura del tasso soglia pari all'8.90%».
Tutte accuse dissoltesi con l'assoluzione dei due ex dirigenti Caripe pronunciata ieri dal gup Di Carlo, che ha accolto le ragioni difensive e chiuso la vicenda.
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