Va a processo per il maresciallo ucciso

22 Giugno 2016

Penne, il 37enne Giancaterino è accusato di aver assassinato Giammarino: dovrà comparire davanti alla Corte d’Assise

PESCARA. Si aprirà il prossimo 10 ottobre, davanti alla Corte d'Assise di Chieti, il processo per l'omicidio di Gabriele Giammarino, l'ex maresciallo dell'aeronautica trovato morto il 13 settembre scorso nella sua abitazione di via Bernardo Castiglione, a Penne. Ieri pomeriggio, il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, ha rinviato a giudizio Mirko Giancaterino, 37 anni, pregiudicato e tossicodipendente, accusato di essere l'autore dell'efferato delitto. L'imputato, che deve rispondere di omicidio volontario con l'aggravante della crudeltà, e di incendio doloso, era presente in aula e ha voluto rilasciare delle dichiarazioni spontanee.

Rintracciato e arrestato subito dopo il delitto dai carabinieri di Penne, agli ordini del capitano Alessandro Albano, Giancaterino ha parlato per pochi minuti e ha sostenuto di essere innocente: «Sono un tossicodipendente», ha detto al giudice, «ma non sono un assassino». Prima di lui ha preso la parola il suo difensore, l'avvocato Melania Navelli, che ha avanzato due richieste di incidente probatorio: la prima, per accertare la capacità di intendere e volere al momento dei fatti del presunto omicida. La seconda, finalizzata a ricostruire la dinamica del delitto. In particolare, per accertare la direzione degli schizzi di sangue.

Il giudice, però, ha respinto entrambe le richieste, circostanza mal digerita dall'imputato: «Mi fa arrabbiare che sia stato rifiutato l'incidente probatorio», ha detto in aula, «perché avrebbe potuto contribuire a scoprire la verità».

Secondo l'accusa, rappresentata dal pubblico ministero Mirvana Di Serio, il 37enne, che avrebbe agito per derubare la vittima, ha infierito lungamente sul pensionato 80enne colpendolo con violenti pugni e ben 26 coltellate (23 al volto e alla testa e tre agli arti superiori).

Dopo averlo ridotto in fin di vita e precisamente «in uno stato di sopore post traumatico a livello cranio-encefalico o di vero coma», si legge nel capo di imputazione, «tanto da non essere in grado di mettere in atto alcun tentativo di fuga», l'imputato avrebbe dato fuoco «al materasso posizionato sopra il corpo di Giammarino».

Il pubblico ministero, per provare le accuse, ha puntato sui video registrati dalla telecamera di una tabaccheria vicino a casa dell'ex maresciallo: Giancaterino è stato filmato alle 6.42, mentre entrava nel vicolo che conduce a casa della vittima. Poco dopo, alle 7.18, è stato registrato un secondo passaggio, in direzione opposta, mentre fuggiva. Di Serio, inoltre, ha sottolineatoo gli elementi raccolti dai carabinieri del nucleo investigativo, guidati dal maggiore Massimiliano Di Pietro: le tracce di sangue rinvenute sulle scarpe da tennis e sui pantaloni della tuta di Giancaterino e la testimonianza di una donna che avrebbe visto l'imputato mentre usciva dall’abitazione del pensionato.

Secondo l'avvocato Navelli, però, le tracce di sangue sulla parte esterna delle scarpe di Giancaterino – «compatibili al 100 per cento con il dna della vittima» e quelle trovate sulla parte posteriore del pantalone dell'imputato, «compatibili invece al 50 per cento con il dna del pensionato» – non sono sufficienti a stabilire la dinamica dell'omicidio e a provare la colpevolezza del suo assistito.

La difesa contesta anche il movente, perché «non esiste prova della sottrazione dei beni» dell’anzianoo. Le parti offese, la sorella della vittima, Pasqualina Giammarino, e i due nipoti, sono rappresentate dall'avvocato Federico Squartecchia.

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