«Va sempre garantito il diritto alla privacy»

13 Ottobre 2021

PESCARA. «Le telecamere sono sicuramente uno strumento importante di sicurezza urbana, di ordine pubblico. L’importante è che sia chiara la finalità per cui vengono usate e che sia chiaro dove...

PESCARA. «Le telecamere sono sicuramente uno strumento importante di sicurezza urbana, di ordine pubblico. L’importante è che sia chiara la finalità per cui vengono usate e che sia chiaro dove finiscono i dati che a quelle finalità rispondono». Lo ha detto ieri a Pescara Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali, partecipando alla giornata di studi promossa dall’Anci sulla videosorveglianza urbana integrata e il corretto trattamento dei dati personali. Un altro messaggio di Ghiglia, che è la premessa di tutto, è questo: «La sorveglianza di massa è vietata in tutta Europa».
Bisogna «garantire due facce della libertà», questa l’indicazione partita da Ghiglia: «uno è il diritto alla sicurezza, che è una forma di libertà fondamentale, ma l’altro è il diritto alla privacy, quindi alla riservatezza, alla nostra intimità perché il fatto di essere videosorvegliati tutto il giorno per qualcuno è un problema e per qualcuno non lo è. L’uso delle telecamere» e il principio vale anche per Pescara, deve essere «proporzionale, minimizzato, finalizzato, lecito, come prevede il regolamento europeo». Cioè «è giusto videosorvegliare ma il cittadino ha il diritto di sapere cosa viene fatto con quelle immagini», e questa è «una forma di libertà, in un paese democratico».
«Trattamenti non conformi dei dati possono mettere a rischio i diritti e le libertà delle persone», ha fatto notare il colonnello Marco Menegazzo, comandante del Gruppo privacy del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza. Anche Menegazzo ha fatto notare che «l’impianto di videosorveglianza deve funzionare in modo da prevenire la commissione dei reati e far intervenire le forze dell’ordine per reprimere i reati ma nel contempo deve garantire la tutela della protezione dei dati delle persone», e le due cose devono convivere, vanno bilanciate. L’avvocato Giovanna Panucci ha invece messo l’accento sul Data protection officer (Dpo), cioè il responsabile della protezione dei dati, partendo dal presupposto «c’è un panorama normativo variegato» in cui muoversi. «Il Dpo deve essere facilitatore di processi di relazioni, visto che abbiamo a che fare con una materia che ha come oggetto l’essere umano». (f.bu.)