Vaccini, i managerAsl messi alle strette

Tempo scaduto per lanciare la campagna contro l’influenza: i quattro dg rischiano di perdere punti di valutazione e soldi
PESCARA. Tempo scaduto. Il 31 ottobre in Abruzzo sarebbe dovuta partire una massiccia campagna d’informazione per spiegare l’importanza del vaccino contro il virus dell’influenza. Così aveva disposto la Regione con una delibera di giunta approvata con largo anticipo a settembre. La promozione a tappeto doveva naturalmente avvenire prima della distribuzione gratuita delle dosi alle persone a rischio. Centinaia di migliaia di dosi. Ma finora non è andata così e i manager delle quattro Asl sono finiti nel mirino dell’assessorato alla Sanità.
Nella delibera di giunta che fissava a mercoledì scorso la data d’inizio della campagna vaccinale infatti c’è un passaggio che mette i direttori generali Pasquale Flacco (Asl di Chieti), Antonio Mancini (Pescara) Rinaldo Tordera (L’Aquila) e Roberto Fagnano (Teramo), nelle condizioni obbligatorie di raggiungere l’obiettivo di copertura vaccinale del 75 per cento in ognuna delle categorie a rischio, in particolare per gli ultra 65enni.
Il mancato raggiungimento di questo obiettivo comporterà un abbassamento del punteggio di valutazione e quindi della remunerazione per i manager. Così è scritto chiaramente nella delibera: un passaggio chiave che dalla Regione hanno ribadito ieri mettendo alle strette le quattro Asl. «Gli atti di programmazione», dicono dall’assessorato, «non trovano riscontro sul territorio». Soprattutto in questo caso in cui la Regione ha investito 250mila euro per «promuovere la vaccinazione antinfluenzale a tutti i livelli». La fetta più grande è andata alla Asl di Chieti (58mila euro), le altre tre Asl hanno ricevuto dai 45mila ai 48mila euro con l’eccezione di Teramo che ha ottenuto un extra di 50mila euro «per l’attivazione su tutto il territorio regionale di una campagna di comunicazione e diffusione alla vaccinazione antinfluenzale». Risorse assegnate per migliorare in Abruzzo le performance degli scorsi anni che, dati alla mano, appaiono deludenti visto che nel 2017 la copertura vaccinale contro l’influenza ha raggiunto a Teramo, il 44 per cento, all’Aquila il 47, a Chieti il 50 e a Pescara il 53, ben lontano dalla copertura minima del 75 per cento e l’ottimale del 95 per cento previste dai Lea (Livelli essenziali di assistenza). Ed è per questo che l’assessore Silvio Paolucci richiama all’ordine i manager. Solo il dg pescarese Mancini ha annunciato per martedì una conferenza stampa. Ma per avere l’idea dello sforzo economico sostenuto dalla Regione basta dire che sono 245mila le dosi acquistate. Dosi che sulla carta dal 31 ottobre dovevano essere già disponibili gratuitamente per proteggere dal rischio di contrarre il virus bambini e adulti con malattie croniche, anziani, donne in gravidanza, operatori sanitari e, da quest’anno, donatori di sangue. Per coprire il fabbisogno vaccinale, la Regione ha speso 1 milione 707mila euro tenendo presente che gli ultra 65enni sono 94.086 nella provincia di Chieti, 73.378 nel Pescarese, 70.381 all’Aquila e 69.878 a Teramo. Scendendo nel dettaglio, le dosi acquistate per i vaccini antinfluenzali adiuvati sono 97mila (20mila all’Aquila e Teramo, 30mila a Chieti, 27mila a Pescara). Mentre per i vaccini split parliamo di 148.000 dosi in Abruzzo (34mila all’Aquila, 40mila a Chieti, 38mila a Pescara e infine 36mila a Teramo).

