Vaiolo scimmie, il paziente migliora
Teramo, il 40enne rientrato dalla Spagna. Il primario D’Alonzo: la terapia funziona
TERAMO. Sta meglio il paziente 40 enne della provincia di Teramo, affetto da vaiolo delle scimmie. Il primo caso in Abruzzo, confermato due giorni fa con una nota dell'assessorato alla Sanità della Regione. L’uomo, ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Teramo, diretto dalla professoressa Antonella D'Alonzo, è stato sottoposto allo specifico protocollo di profilassi sanitaria. Il giovane ha avvertito i primi sintomi a tre settimane dal rientro dalla Spagna per una vacanza. «Il paziente sta decisamente meglio e si è tranquillizzato», spiega D'Alonzo, «la terapia che stiamo seguendo al momento è prevalentemente sintomatica, per i dolori muscolari. Poi, procederemo con la somministrazione degli antivirali».
Al momento si tratta di un caso isolato che non desta particolare preoccupazione. Accertata l'infezione, è subito scattato il protocollo definito dal ministero della Salute, in caso di emergenza dovuta ad un caso di vaiolo delle scimmie, e prontamente recepito, a maggio scorso, dall'assessorato alla Sanità che ha stabilito le linee di indirizzo per le Asl. La malattia si trasmette esclusivamente per contatto personale intimo, tramite rapporto sessuale o con contatto a cute scoperta. I sintomi, che possono variare a seconda del soggetto, sono eruzione cutanea acuta o singole lesioni come vescicole, pustole e croste, linfonodi ingrossati, infiammazioni nella zona genitale o anale, febbre, brividi, mal di testa, mal di schiena, dolori muscolari e spossatezza. Solitamente, il periodo di incubazione, che va dal contagio all’inizio della malattia dura da 5 a 21 giorni, stando ai dati dell'Organizzazione mondiale della sanità In genere, la malattia ha un decorso blando e la maggior parte delle persone colpite si ristabilisce nel giro di poche settimane. Tra le rare complicazioni del vaiolo delle scimmie vi sono infezioni batteriche secondarie come la polmonite, la setticemia, l’encefalite o l’infezione della cornea. Più a rischio bambini, anziani, immunodepressi e donne in gravidanza. (m.p.)
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