Valentinetti: don Laurino il maestro della carità

Folla ai funerali del diacono e storica guida dell’Unitalsi scomparso a 90 anni Il dolore della figlia e dei volontari: «Un esempio per tutti noi, non ti scorderemo»
PESCARA. «Ho avuto la gioia, il 20 dicembre scorso, di festeggiare con lui, la sua famiglia e l’Unitalsi, il suo 90° compleanno. Gli ho detto: “Lauri’ devi tornare a fare da diacono in una celebrazione, se non puoi stare in piedi prendi la sedia e ti siedi”». Ieri, nella chiesa di San Cetteo, durante il funerale di don Laurino Circeo, diacono permanente, insegnante di religione e storica guida dell’Unitalsi morto martedì scorso all’età di 90 anni, è stato l’arcivescovo Tommaso Valentinetti a ricordare l’ultimo incontro. «Pochissimo tempo di degenza e quasi all’improvviso, timidamente, è andato a bussare alle porte del paradiso», ha detto Valentinetti, «e la porta del Paradiso non gliel’ha aperta San Pietro ma quei tanti fratelli e sorelle che sono stati accompagnati da Laurino. È stato un maestro della carità e della misericordia». Un funerale toccante, con l'arcivescovo e i sacerdoti della diocesi in corteo, a partire dal vicario don Vincenzo Amadio. Tra i banchi, una folla di amici, parenti, volontari dell’Unitalsi e disabili che Laurino ha assistito nei pellegrinaggi. La figlia di Circeo, Donatella, ha detto: «Noi tutti dovremmo far tesoro dei tuoi insegnamenti portandoti sempre nel cuore». Un «esempio» anche per Alessandra Bascelli, presidente della sezione abruzzese dell’Unitalsi, e per Federica Bucci, presidente della sottosezione di Pescara: «Mi hai guidato fin dai primi passi insegnandomi prima di tutto il senso di responsabilità», ha detto Bucci.
Valentinetti ha raccontato un epidosio: «Ho conosciuto Laurino nel 1970 quando lui era un uomo maturo e molto energico che partecipava già al cammino unitalsiano a Loreto, a Lourdes e negli altri santuari. Io, quasi diciottenne, mi affacciavo per la prima volta da seminarista al treno bianco di Lourdes. E lì ho conosciuto Laurino, un personaggio quasi mitico, cercato da tutti: ero giovanissimo e mi rimase impressa quella figura. Mi rimase impresso come si chinava su tanti fratelli e sorelle che vivevano la loro esperienza seduti sulla carrozella. Quando noi andavamo a riposare, Laurino coglieva l’occasione opportuna per prendere qualche malato che precedentemente gliel’aveva chiesto e portarlo alla grotta e non si risparmiava. Il bello», ha proseguito Valentinetti, «è che io ho frequentato i treni bianchi da seminarista, sacerdote e ancora da vescovo e Laurino era ancora lì con lo stesso atteggiamento, la stessa calma, la stessa pazienza. Ultimamente non aveva la stessa forza, ma ugualmente era lì pronto. E non solo in occasione dei treni bianchi, ma anche delle celebrazioni vissute in diocesi». Valentinetti ha un’immagine stampata nella testa: «Non posso mai scordare chi accompagnava Giovanni, una persona non vedente, a leggere la lettura con il metodo Braille: era Laurino. Potrei raccontare un’infinità di episodi. Comunque, sono sicuro che lassù si sta facendo una bella festa, a cominciare da sua moglie Angela. È il cuore che parla. E, sempre a favore degli ammalati, Laurino ha lottato anche civilmente: adesso ci sono tante associazioni che operano per i diritti dei diversamente abili, ebbene Laurino nel 1960 aveva cominciato già a fare una battaglia per i scivoli dei marciapiedi affinché le carrozzelle potessero salire e scendere». Poi, la conclusione tra gli applausi: «Grazie Laurino e grazie anche alla sua famiglia che l’ha sempre accompagnato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

