Valle Furci, 20 persone in strada: sgomberata palazzina inagibile

15 Ottobre 2020

Blitz delle forze dell’ordine dopo l’ordinanza del sindaco Masci. Bonificato anche un altro edificio  Urla e minacce dei cittadini: «Ora dove andiamo?». Il Comune: «Stabile da affidare alle associazioni»

PESCARA. Anni di degrado e illegalità in via Valle Furci spazzati via in una mattinata. Il Comune ieri ha fatto sgomberare una palazzina occupata da abusivi e bonificato un immobile adiacente sommerso da immondizia, sanitari spaccati, finestre divelte, porte sfondate e vetri rotti. A nulla sono serviti urla e minacce. Venti persone, tra adulti e bambini, sono finite in strada con le valigie in mano dopo il blitz interforze di carabinieri, polizia, finanza, polizia municipale con gli agenti del gruppo Giona, è cominciato alle 9 in esecuzione di un’ordinanza firmata da Carlo Masci.
Il sindaco ha intenzione di rimettere a nuovo gli stabili, di proprietà del Comune, per destinarli a fini culturali e sociali. Ma gli obiettivi «sono ancora da definire». Un intervento di repulisti che i “cittadini perbene” della zona chiedevano da anni. Gli operai di Ambiente hanno raccolto due camion di rifiuti. Sul posto anche l'assessore alle politiche sociali, Adelchi Sulpizio. E dopo lo sgombero, che ha costretto gli inquilini cacciati a trovare rifugio dai parenti o in albergo, le varie forze politiche hanno rivendicato la paternità dell'operazione. Il sindaco ha ringraziato «prefetto, questore e forze dell'ordine intervenute a ripristinare la legalità unitamente agli operai di Comune e Ambiente che hanno liberato gli spazi da circa 20 persone che vi stazionavano senza titolo».
Tra essi A.D.G., 43 anni, sposato con una nigeriana di 35 anni e padre di due ragazzine di 13 e 14 anni. L'uomo ha fatto resistenza per alcune ore, poi la resa: «Siamo qui da due anni e ora ci dicono che il palazzo non è agibile. Io sono disabile al 100%, viviamo con una pensione di invalidità di 289 euro e un reddito di cittadinanza di 880 euro. Non ci hanno mai fatto pagare l'affitto, ci avevano avvisato dello sgombero a maggio, ma non siamo riusciti a trovare casa. Dove porto la mia famiglia?».
Ma Masci rincara la dose: «È un segnale chiaro che diamo alla città: a Pescara non sono più tollerabili illegalità e degrado». Nello stabile adiacente il sindaco ha rintracciato «bagni nuovi mai usati completamente distrutti, spaccati, lampade senza fili, finestre divelte, vetri rotti, porte sfondate, rifiuti dappertutto, scene da quarto mondo. Beni pubblici di notevole valore in mano a vandali che per anni hanno fatto opera sistematica di saccheggio e distruzione, nell'indifferenza più assoluta, mortificando e intimorendo i cittadini perbene che abitano in quella zona e che oggi ci ringraziano. Parteciperemo a bandi per l' utilizzo sociale degli immobili, ma nulla è ancora definito». «Ambiente ha caricato due camion di immondizia», annota Sulpizio, «qui hanno dominato per anni erbacce, insetti e animali randagi. Dentro gli alloggi le persone vivevano in promiscuità, persino un bagno è stato trasformato in cucina. Una situazione intollerabile di questi tempi che ci ha segnalato la Asl e che abbiamo ereditato dalla passata amministrazione. I bambini sono stati affidati agli assistenti sociali». Soddisfazione è stata espressa da Vincenzo D'Incecco, capogruppo Lega: «Stiamo mantenendo l’impegno assunto con i cittadini pescaresi: ripristinare la legalità e riportare alla dignità le zone degradate da sporcizia e rifiuti vari, aspetti in cui la passata amministrazione è stata carente». Non è d'accordo il consigliere Pd Piero Giampietro: «Lo sgombero era pronto il 17 maggio 2019, quando fu firmato il primo provvedimento di rientro in possesso degli immobili, bloccato però solo pochi giorni dopo proprio dalla giunta Masci appena insediata. Sono stati necessari altri quindici mesi, durante i quali il degrado delle palazzine e del parco Macedonio è notevolmente peggiorato, nonostante interrogazioni, mozioni, sopralluoghi. Il ritardo di questo intervento non ha risolto il disagio abitativo delle persone che vivevano senza titolo in quelle strutture. Avevamo anche proposto che le due palazzine venissero ristrutturate con gli strumenti straordinari previsti dai vari decreti per ospitare le scuole in cerca di nuove aule, ma la proposta è stata bocciata dal consiglio comunale». Un anno fa anche il sopralluogo in zona del consigliere della Lega e presidente della commissione patrimonio, Salvatore Di Pino che ha le idee chiare sulla destinazione degli stabili: «Vanno affidati alle associazioni cittadine per lo svolgimento di progetti socio culturali».
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