«Vantiamoci di altro, meglio Celestino V»

Il prof critica il pettegolezzo: mi trovo d’accordo con Colapietra, mi convince la radicalità del suo giudizio sul fasto degli eventi
di WALTER CAVALIERI*
Stavolta mi trovo pienamente d’accordo con Raffaele Colapietra, uno dei più profondi conoscitori della storia e dell’animo degli Aquilani.
A parte il peculiare stile spigoloso del professore, mi convince la radicalità del suo giudizio anzitutto sulle fastose manifestazioni di Sant’Agnese che si vanno preparando in città.
Da storico egli torna a denunciare infatti la “forzatura” di trasformare in “critica costruttiva” il pettegolezzo delle “servette”. Negli ultimi anni, infatti, qualche notabile cittadino (spinto magari dalle migliori intenzioni) ha voluto dare una “libera interpretazione della festa delle malelingue” elevando al rango di sofisticata virtù civica la malevola tendenza popolana al pettegolezzo e al dileggio; abitudine celebrata tradizionalmente il 21 gennaio con un momento ludico-trasgressivo all’interno di ristrette cerchie di amici o colleghi.
Non solo: i suddetti notabili hanno preteso ed ottenuto (anche dal potere politico) di fare di quella simpatica tradizione popolare un brand “culturale” da sbandierare nel mondo, esibendo con ingiustificabile fierezza il lato peggiore di noi Aquilani, come se la maldicenza sia una nostra esclusiva.
Molti di noi Aquilani Doc (categoria alla quale mi pregio di appartenere non so da quante generazioni) hanno sempre rifiutato che venisse additata in Italia e nel mondo, quale “capitale della maldicenza”, una Città che avrebbe ben altro da vantare. A cominciare dal Perdono Celestiniano, se anche in questo caso non si preferisse alla rigorosa ricostruzione storica una rappresentazione farsesca popolata di procedure e personaggi fantasy…
L’unico merito (ma di non poco conto) delle celebrazioni agnesine è quello di aver mosso risorse intellettuali e artistiche di cui la Città è ricca e che potrebbero essere spese più degnamente dentro un diverso contenitore di cui la Città possa essere giustamente orgogliosa, senza temere di incappare nelle clamorose bocciature dell’Unesco o della Commissione Europea…
Quanto al giudizio sul carattere degli Aquilani, anche qui ci viene in aiuto la conoscenza storica. Questa Città, policentrica sin dalla sua fondazione, articolata in quarti e locali antagonisti, sempre rissosa al suo interno, ha espresso nel corso della storia molti momenti di lotte fratricide che hanno nutrito la deprecabile tendenza al pettegolezzo e al giudizio divisivo, tipico peraltro di ogni città di provincia. Sarebbe certamente sbagliato generalizzare, come potrebbe sembrare faccia il professore con la sua prosa radicale e categorica.
Innegabile però che il sisma abbia finito, come lui rileva, per accentuare la nostra conflittualità interna, essendo molti coloro che in vario modo hanno tratto giovamento dal terremoto a spese di tutti gli altri, Aquilani e non.
(*storico)
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