«Variante Anas? Un’opera sbagliata e pericolosa»

Bruno Zulli interviene sulle continue infiltrazioni d’acqua nel tunnel Le Piane: «La verità è che non si può davvero escludere il rischio di un crollo»
FRANCAVILLA. L’Anas si prepara a chiudere per quattro mesi il tratto nord della variante, per eseguire oltre due milioni di lavori finalizzati a sanare la galleria San Silvestro dalle perenni infiltrazioni d’acqua provocate dalla presenza di falde acquifere (così come era stato fatto un anno e mezzo fa nella galleria Le Piane). La ripetitività dei diversi interventi di manutenzione realizzati sino a oggi, comincia a far sorgere dei dubbi sulla stabilità del tunnel lungo circa 2 chilometri, che attraversa la collina nord di Francavilla.
A sollecitare spiegazioni in tal senso è l’ambientalista Bruno Zulli. «A questo punto, l’Anas spieghi in modo corretto e plausibile quali sono le motivazioni per cui la galleria resta chiusa: se ci sono cedimenti strutturali, se si tratta di uno o più errori di progettazione, se si è verificato un inconveniente temporaneo. La mia ipotesi è questa: la variante Anas è un’opera sbagliata, come ho sempre sostenuto negli anni della discussione dell’approvazione del progetto». Oltre ai «costi esorbitanti, pari a 200 miliardi di vecchie lire, quando si potevano spendere 20 miliardi per costruire un percorso accostato all’autostrada A14, che corresse soprattutto in trincea», e al tracciato della variante, posto «molto vicino all’abitato, con bretelle e accessi che sembrano fatti apposta per favorire nuove aree di espansione edilizia cioè di cemento», Zulli contesta la distruzione ambientale, «di habitat, falde acquifere, alberi e boscaglia con il conseguente allontanamento degli ultimi animali selvatici prossimi all’abitato: volpi, tassi, donnole e faine, ricci e uccelli in grande quantità e di molte specie».
E ancora: «La distruzione di fossi usati come canali di scolo», ma soprattutto, i problemi legati alle colline rigonfie d’acqua. «Le colline di Francavilla sono falde acquifere che si caratterizzavano per un grande numero di risorgive e di peschiere» spiega l’ambientalista. «Gallerie, cemento, asfalto hanno determinato la modifica dei luoghi e artificializzato il territorio. Le falde si riformano e si svuotano in continuazione. L’acqua scorre dall’alto verso il basso. Il flusso attuale, tra l’altro favorito dalla scomparsa di gran parte della vegetazione preesistente, è di acqua che scorre ad alta velocità e che contribuisce agli allagamenti, agli smottamenti e alle frane. A mio parere, gli errori sono stati fatti in fase progettuale, con la scelta di un tracciato errato» incalza Zulli. «Il problema delle infiltrazioni può essere, per un tempo ristretto, limitato; ma con il tempo si ripresenterà, forse anche in modo più grave. Chi paga? Le imprese che hanno eseguito i lavori? I progettisti? No, lo Stato, cioè i cittadini».
La variante, seppur con i suoi problemi, è comunque una realtà. Se lei oggi fosse sindaco, quali soluzioni proporrebbe? «La variante c’è e non resta che mettere pezze per arginare i danni. Nel frattempo, chiederei all’Anas di spiegare come stanno realmente le cose: il rischio più grande è che prima o poi la galleria possa crollare» afferma l’ambientalista. «Nel caso ci fossero rischi, si dovrebbe pensare a un tracciato alternativo, lo stesso già individuato a suo tempo. Inoltre, in linea più generale, farei smettere di costruire per evitare ulteriori squilibri al territorio e avvierei una grande opera di rinaturalizzazione, attraverso il rimboschimento e il recupero a verde di tutti gli spazi possibili».
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