Variante inglese, ecco come evitare il contagio

22 Febbraio 2021

Le notizie fornite dall’Istituto superiore di sanità: tutto quello che c’è da sapere

L’inglese in Abruzzo è particolarmente diffusa, ma pochi giorni fa è stata comunicata anche la morte di un 67enne con quella brasiliana. Le varianti stanno provocando una nuova recrudescenza della pandemia che non risparmia la nostra regione, tra le più colpite in questa fase al punto che due province (Chieti e Pescara) sono in zona rossa. L’Istituto superiore di sanità ha stilato una sorta di guida informativa con le risposte a tutto ciò che c’è da sapere proprio sulle varianti. Ecco alcuni quesiti.
Le varianti provocano forme cliniche più gravi o più letali?
Nuove evidenze, basate su analisi preliminari nel Regno Unito, portano a ipotizzare un aumento della gravità di malattia, con maggiore rischio di ospedalizzazione e di decesso per i casi con variante inglese. Inoltre la maggiore trasmissibilità di quella inglese si traduce in un maggior numero assoluto di infezioni, determinando così un aumento dei casi gravi. Tale aumento di gravità o di letalità non è stato ipotizzato, al momento, per le varianti brasiliana e sudafricana.
Le varianti colpiscono in maniera particolare i bambini?
I bambini, in particolare i più piccoli, sembrano essere meno suscettibili all’infezione da Sars-CoV-2 rispetto a quelli più grandi e agli adulti, il che sembra verificarsi anche per la cosiddetta variante “inglese”, che manifesta un aumento cospicuo della trasmissibilità a tutte le fasce di età. Ulteriori studi e approfondimenti sono in atto.
Come funziona il monitoraggio delle varianti in Italia?
L’analisi delle varianti viene effettuata dai laboratori delle singole regioni, sotto il coordinamento dell’Iss. L’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) raccomanda di sequenziare almeno 500 campioni selezionati casualmente ogni settimana a livello nazionale, con queste priorità: individui vaccinati contro Sars-CoV-2 che successivamente si infettano nonostante una risposta immunitaria al vaccino; contesti ad alto rischio, quali ospedali nei quali vengono ricoverati pazienti immunocompromessi positivi a Sars-CoV-2 per lunghi periodi; casi di reinfezione; individui in arrivo da paesi con alta incidenza di varianti; aumento dei casi o cambiamento nella trasmissibilità e/o virulenza in un’area; cambiamento nelle performance di strumenti diagnostici o terapie; analisi di cluster, per valutare la catena di trasmissione e/o l’efficacia di strategie di contenimento dell’infezione.
In particolare l’Istituto superiore di sanità ha chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus per individuare la presenza della variante inglese. Successivamente verrà individuata la presenza della variante brasiliana e, se necessario, anche quella sudafricana.
I test che si usano attualmente sono in grado di rilevare le varianti?
In linea generale i test diagnostici attualmente in uso funzionano correttamente. Il ministero della Salute raccomanda l’uso di test molecolari non esclusivamente basati sul gene S.
Si può ricorrere ai test antigenici, ma per le eventuali conferme sono necessari i test antigenici non rapidi (di laboratorio) o quelli rapidi con lettura in fluorescenza (cioè letti con apposite apparecchiature), che garantiscano alta specificità e sensibilità.
Per poter distinguere se un’infezione è determinata da una variante, è necessario un test specifico altamente specialistico che è detto “sequenziamento”, tramite il quale si determina la composizione esatta del genoma del virus. Il sequenziamento non è un’analisi a disposizione del pubblico, ma è un tipo di test che viene effettuato solo in centri specializzati per motivi di sanità pubblica.
Farmaci e vaccini funzionano anche sulle varianti?
Diversi studi sono in corso nel mondo per rispondere a questa domanda. Al momento i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell’efficacia. Per quanto riguarda i farmaci in uso e in sperimentazione non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell’altro; tuttavia alcuni articoli preliminari indicano che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia. I produttori di vaccini stanno anche cercando di studiare richiami vaccinali per migliorare la protezione contro le future varianti.
A livello internazionale la comunità scientifica e le autorità stanno monitorando attentamente come cambia nel tempo il Sars-CoV-2 e quanto i vaccini Covid-19 possono proteggere le persone da eventuali nuove varianti del virus man mano che compaiono.
Come cambiano le misure di protezione con le nuove varianti?
Al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso,, l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e l’igiene delle mani.
La possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione.
Quali sono le varianti di Sars-CoV-2 che al momento suscitano più preoccupazioni?
Al momento sono tre le varianti che vengono attentamente monitorate e che prendono il nome dal luogo dove sono state osservate per la prima volta.
In tutti e tre i casi il virus presenta delle mutazioni sulla cosiddetta proteina “spike”, che è quella con cui il virus stesso si attacca alla cellula. Le tre varianti di cui si parla sono quelle inglese, sudafricana e brasiliana.