«Vasche antialluvioni costose e poco utili Lo dice il ministero»

9 Febbraio 2017

Il Movimento 5 stelle presenta una interpellanza alla Regione «Da Roma pesanti osservazioni sul progetto da 55 milioni di euro»

PESCARA. In tempi in cui la natura pare chiedere il conto all’uomo “cementificatore”, 16 pagine di appunti, osservazioni e prescrizioni tecniche al progetto di riduzione del rischio esondazione del fiume Pescara da parte del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici sembrano decisamente troppe al Movimento 5 Stelle. L’assemblea plenaria dell’organismo ministeriale il 27 gennaio scorso ha restituito alla Regione Abruzzo il richiesto parere «obbligatorio e non vincolante» sul “Piano stralcio per le Aree metropolitane con alto livello di popolazione esposta al rischio alluvioni”, ovvero quell’intervento di riduzione del rischio idraulico del bacino idrografico del fiume Pescara che per un importo di 54 milioni e 800mila euro prevede 5 vasche di laminazione – bacino in cemento scavato in profondità per permettere il contenimento delle acque che, in caso di piena, il fiume non è in grado di contenere nel suo alveo – nei tratti in cui il corso d’acqua attraversa i territori di Manoppello, Cepagatti, Rosciano e in parte Chieti. Il Piano era stato intanto approvato in Regione il 22 giugno scorso e di qualche giorno fa è il decreto del commissario straordinario per la realizzazione dell’intervento stesso, ovvero Luciano D’Alfonso, che chiude la Conferenza dei servizi al riguardo dando di fatto il via al la concretizzazione del progetto. Che però ora sulla sua strada incontrerà l’interpellanza al governatore e al consiglio regionale del consigliere pentastellato Domenico Pettinari. «Le osservazioni poste dal consiglio dei lavori pubblici danno ragione al M5S», sostiene in premessa il consigliere, «che, dall’inizio, ha sollevato numerose perplessità su questa colata di cemento dal costo di 55 milioni di euro. Una somma di denaro importante che rischia di essere un ennesimo spreco senza che il problema dell’esondazione del fiume Pescara sia risolto».

Pettinari sottolinea quindi una serie di aspetti negativi emersi dal parere, ad esempio che «l'effetto di laminazione del picco di piena stimato mediante l'applicazione del modello idraulico bidimensionale nel tratto da Chieti Casello a Santa Teresa è risultato essere di circa il 3%, quindi insignificante rispetto all'effetto di sfasamento del picco». O il fatto che le vasche siano previste a monte del torrente Nora, ricco affluente del Pescara, e dunque, secondo una serie di complicati calcoli dei tecnici i volori della portata d’acqua «si propagano con riduzioni insignificanti fino a Santa Teresa, subito prima della città di Pescara». «Il progetto non risolve il problema perché non tiene conto degli affluenti del fiume Pescara, i terreni argillosi non sono idonei all’opera e l’aspetto procedurale ha bisogno di numerose verifiche», incalza Pettinari sintetizzando le osservazioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici sul progetto, che nell'adunanza del 27 gennaio 2017 tra le altre cose scrive: «Risulta evidente ricordare la insostenibile frequenza degli allagamenti della città di Pescara e del porto ai quali, di per sé, l'opera progettata non sembra essere in grado di porre sostanziale rimedio». Insomma, secondo i 5 stelle se non si può parlare di bocciatura «certo si tratta di critiche pesanti non ignorabili».Di qui l’interpellanza che chiede «se alla luce del parere rilasciato dal Consiglio Superiore dei Lavori pubblici non sia intenzione dell'attuale governo regionale rivedere l'idea progettuale». E se «nel caso in cui l'attuale governo regionale non sia intenzionato a rivedere l'idea progettuale presentata, come pensa di sanare inefficienze del progetto definitivo sollevate nelle osservazioni dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici».

«Non si evince da nessun atto che ci sia stato un parere sfavorevole», sostiene il dirigente del Genio Civile Vittorio Di Biase. «Sono state fatte delle prescrizioni di ordine tecnico tra l’altro già recepite, non si capisce da dove abbiano ricavato questa idea della bocciatura. Leggendo attentamente le carte del Consiglio, riferendosi alla necessità di un progetto generale per la messa in sicurezza del fiume, della città di Pescara e del porto si legge: “Il progetto definitivo qui esaminato – eventualmente rivisitato per renderlo coerente con altri interventi – ne potrebbe rappresentare uno stralcio funzionale”. Più approvazione di così!»

D’Alfonso preferisce affidarsi a una nota: «Nessuna bocciatura», chiarisce l’ufficio stampa del presidente, «ma approvazione con prescrizioni di carattere tecnico e di inserimento del Piano nell’ambito di una progettazione generale che preveda la salvaguardia della città di Pescara e di tutti i centri a valle delle vasche. La Regione», assicura, «sta predisponendo le integrazioni calando nel Piano interventi già previsti in altre programmazioni regionali».

«E dove è il documento che recepisce le osservazioni?», incalza Pettinari. «Noi abbiamo una approvazione precedente a un parere con pesanti osservazioni, non c’è atto della Regione posteriore».

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