Vasche di esondazione, protesta a Pescara

ROSCIANO. Si riaccende la querelle sulla costruzione delle vasche antiesondazione del fiume Pescara rimasta in sordina per qualche mese. Il comitato No Casse di Rosciano, il centro con più...
ROSCIANO. Si riaccende la querelle sulla costruzione delle vasche antiesondazione del fiume Pescara rimasta in sordina per qualche mese. Il comitato No Casse di Rosciano, il centro con più territorio interessato al progetto insieme con Cepagatti, Manoppello e Chieti, annuncia per martedì un sit in di protesta in piazza Unione, a Pescara, sotto il palazzo della Regione e un corteo e fino alla sede di viale Bovio con attraversamento della città.
I componenti del comitato Angelo Belli, consigliere comunale, e Remo Di Persio, hanno chiesto e ottenuto l’aurtorizzazione allo svolgimento della manifestazione. La celta di martedì non è casuale. Quel giorno si terrà anche la conferenza dei sindaci dei centri interessati con i rappresentanti delle istituzioni regionali per discutere gli sviluppi del progetto.
Il piano prevede la realizzazione di vasche contigue al corso d’acqua. Invasi che dovrebbero assorbire le piene del Pescara ed evitare danni agli insediamenti agricoli e commerciali costruiti a valle, anche al di sotto le livello del fiume. Finora sono stati eseguiti sondaggi sui terreni: circa 120 ettari tra Rosciano e Cepagatti, di cui 50 destinati alle vasche e 70 alla realizzazione degli argini e delle opere accessorie. I siti per le vasche dovrebbero essere abbassati di circa 4 metri dalla quota attuale: hanno in parte vocazione agricola e sono molto produttivi, in parte sono destinati ad attività industriale e artigianali.
Al di là dell'aspetto ambientale, giudicato invasivo e distruttivo, se non si riuscisse a bloccare il progetto, resta in piedi la valutazione del prezzo di esproprio che dovrà corrispondere al reale valore dei beni. E poi non si tratterebbe di un vero esproprio ma solo di un diritto di esondazione: i coltivatori potranno infatti continuare le loro attività sebbene queste siano soggette alle possibili piene del fiume. Resta l'interrogativo per le aree edificabili. I coltivatori chiedono di valutare proposte alternative alle vasche come la pulizia degli argini e la diga di Alanno, avanzate da Coldiretti, opere volte a regolare il flusso delle acque.
Walter Teti
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