Vecchiet: non è finita, sono preoccupato

14 Aprile 2022

Il primario di Malattie infettive a Chieti teme un altro balzo in alto durante le feste pasquali

PESCARA. «Sono preoccupato dall’aumento dei contagi nelle ultime due settimane: in più, andiamo verso un periodo di festa che potrebbe favorire la circolazione del Covid. La pandemia non è finita». Tra timori per il presente e preoccupazioni per il futuro, il professor Jacopo Vecchiet, direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, passa ai raggi X la situazione attuale della pandemia in Abruzzo: «Porre fine allo stato di emergenza è stato solo un atto formale, amministrativo, ma questo non vuol dire che la pandemia sia finita». Vecchiet spiega quali sono i fattori che hanno portato alla nuova esplosione dei contagi: «Certamente l’enorme diffusione della Omicron 2, che ha una capacità di contagio simile a quella del morbillo. E poi c’è da aggiungere anche un altro fattore: cioè questo sentimento collettivo che non ritiene più utili le restrizioni anti Covid e gli accorgimenti essenziali».
Le caratteristiche peculiari e super diffusive della variante Omicron 2 sono anche alla base di un altro allarme lanciato dal professor Vecchiet: «Si sta ricontagiando anche chi ha preso il Covid nei mesi di gennaio e febbraio ed è una cosa che registriamo con molta frequenza».
E ora diventa anche difficile individuare la fascia d’età più colpita, vista l’esplosione di casi. «Non c’è un’età più esposta al rischio, ci sono comportamenti che espongono al rischio: in questa fase registriamo sia soggetti più giovani contagiati sul territorio, ma anche anziani che finiscono in ospedale perché lottano con altre patologie. E vi dico anche che continuano a finire in ospedale soggetti che non si sono ancora vaccinati». Nonostante i numeri in netto peggioramento, un aspetto positivo c’è: «Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, oggi, grazie ai vaccini e agli anticorpi monoclonali, il numero di pazienti che ha bisogno del ricovero è in percentuale minore. Però, se i numeri sul territorio aumentano, potremmo presto rischiare di avere ospedali in difficoltà. Cosa raccomando in vista delle festività pasquali? Tre cose: usare la mascherina nei luoghi chiusi, mantenere il distanziamento dove possibile e sanificare spesso le mani». (d.b.)