Vende auto e beni di famiglia per la droga

Botte e minacce a un giovane per riscuotere i pagamenti. Arrestate 5 persone, sequestrati stupefacenti e due pistole
PENNE. Avevano messo su una fiorente attività di spaccio di droga, cocaina in particolare, fra l’area vestina e Montesilvano. Se qualcuno tardava nei pagamenti erano botte e intimidazioni anche attraverso l’uso di armi. Un giovane del Teramano, per onorare gli impegni ed evitare problemi, è stato addirittura costretto a vendere la macchina e a cedere beni di famiglia, concordando persino un vero e proprio piano di rientro con rateizzazioni mensili.
A seguito di indagini, avviate nell’ottobre 2021, ieri i carabinieri della compagnia di Penne, coordinati dal capitano Giovanni De Rosa, hanno arrestato cinque persone, residenti a Montesilvano e Penne, con le accuse di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione. Tre di loro, F. L. 42 anni residente a Montesilvano e N.C. e M.C. di 50 e 20 anni, residenti a Penne, sono finiti in carcere, mentre L.C. di 27 anni, residente a Penne, e V.D.G., di 25 anni, residente a Montesilvano, sono stati sottoposti alla misura dell’obbligo di dimora con permanenza in casa durante le ore notturne. A coordinare le indagini, il sostituto procuratore Gabriella De Lucia. La centrale dello spaccio era un’abitazione in uso a M.C., all’interno della quale i carabinieri hanno sequestrato oltre un chilo e mezzo di droga ed in particolare un chilo di cocaina, 400 grammi di hashish e 40 di eroina. In casa c’erano anche due pistole con matricola abrasa e relativo munizionamento oltre ad una patente falsa. Nei suoi confronti è scattato, quindi, l’arresto in flagranza. L’inchiesta è partita dopo la scoperta in casa del giovane del Teramano di cocaina e hashish. I successivi accertamenti hanno portato dritti al gruppetto, il quale si occupava di rifornire il ragazzo soprattutto di cocaina per un giro di affari quantificato in circa mille a settimana, per un totale di 150 euro negli ultimi 3 anni. Se non pagava erano appunto guai seri. In qualche caso, i pagamenti dovuti sono stati effettuati attraverso bonifici bancari intestati ad una società riconducibile agli arrestati, naturalmente con causali fittizie.

