Vendemmia nel cuore della notte a Loreto Aprutino: «Così salviamo i profumi dell’uva»

L’azienda Torre dei Beati da undici anni lavora dalle 22 all’alba per evitare il caldo.
Galasso: «Iniziamo la vinificazione con un prodotto fresco». La gestione dell’acqua e la sostenibilità
LORETO APRUTINO
Appuntamento al vigneto alle 22. Lucina da speleologi sulla fronte. E poi tutti al lavoro fino all’alba. Così si vendemmia sulle colline di Loreto Aprutino, in contrada Poggioragone, per la precisione, in cui prende forma il vino dell’azienda Torre dei Beati. L’uva si raccoglie sotto la luna e non più sotto il sole cocente. È decisamente più poetico, ma è soprattutto più funzionale al contrasto del caldo torrido delle ultime estati. Un rituale, dedicato alle uve bianche in questi giorni di fine estate, che si ripete ormai da undici anni nella cantina di Adriana Galasso e Fausto Albanesi, aperta nel 1999.
«In Sicilia e in altre zone più calde d’Italia la vendemmia notturna è da sempre la normalità», racconta Adriana Galasso, «Noi lo facciamo da 11 anni: delle prime avvisaglie del cambiamento climatico ci eravamo resi conto già allora. Per il Montepulciano proseguiamo con i metodi e i tempi tradizionali. Per le uve bianche, invece, abbiamo iniziato il 31 agosto scorso e non ci manca molto, tra un paio di giorni avremo terminato».
Già raccolte le uve per il Pecorino, in questi giorni si sta chiudendo la vendemmia per la produzione del Trebbiano. Andare sul vigneto in piena notte non è una trovata originale, ma un lavoro con precise basi scientifiche: «È importante iniziare la vinificazione con le uve fredde e non calde. Fa bene agli aromi del vino che verrà. È molto utile evitare i 35-37 gradi del giorno, considerando che l’uva è ancora più calda e raggiunge 7 gradi in più della temperatura esterna, quindi può arrivare a toccare punte di oltre 40 gradi», spiega la Galasso.
L’obiettivo è salvaguardare la qualità dell’uva e del futuro vino, ma anche rendere l’azienda sostenibile: «Se l’uva arriva in cantina con temperature sui 40 gradi, bisogna riportarla attorno ai 20: per farlo, occorrono tanta energia e tanti consumi. Di notte, invece, la portiamo in cantina già sui 22-23 gradi. Ripeto: questo tecnicamente salvaguardia gli aromi, ma ci permette anche di inquinare meno. Pensiamo anche all’ambiente. Non solo: i ragazzi che lavorano da noi sono più sereni e sentono meno la fatica. Di notte non si suda... (ride, ndc)».
Come ci si organizza a Torre dei Beati? «Si comincia alle tra le 22 e le 23, e si lavora fino alle 6 o alle 7. Con la lucetta da speleologo sulla fronte. È bellissimo. Incontriamo volpi che curiose ci guardano mentre raccogliamo l’uva. In totale tranquillità e nel silenzio. C’è un rispetto diverso, spontaneo, verso la natura che ci circonda», racconta Galasso, che in queste ultime notti ha raccolto le uve per il suo amato Trebbiano “Diverto”.
L’azienda di Loreto Aprutino da anni punta su sostenibilità, ricerca e gestione delle risorse. Su tutte, l’acqua. «Da più anni lavoriamo molto sugli invasi e sul recupero delle acque. In alcuni vigneti possiamo irrigare con il Consorzio di bonifica, in altri no. Come a Corvara: lì abbiamo 14 ettari e non siamo forniti dal Consorzio. Appena comprata quell’azienda, 7 anni fa, abbiamo drenato tutto l’impianto: tutte le acque piovane cadute durante l’anno confluiscono in un nostro piccolo lago. D’estate, ripompo quell’acqua con un impianto di irrigazione sulla vigna. Gestendo bene l’acqua, anche in un’annata siccitosa come quella attuale, le uve sono molto belle. La questione acqua è importantissima».
L’imprenditrice Galasso ha seguito sul Centro il lungo e appassionato dibattito sulla vendemmia ai tempi del clima impazzito. «La sperimentazione della vendemmia in quota? Ben venga. Anche noi ci siamo alzati sui 500 metri, a Corvara, per sperimentare: lì nascerà una Docg locale, annata 2024, proprio nei prossimi mesi. È un territorio totalmente diverso rispetto a Loreto Aprutino. Ringrazio tutti i produttori che sperimentano soluzioni nuove. Spero, anzi, che l’università di Teramo, con il corso di laurea in Enologia, vada a raccogliere dati in tutti questi vigneti per capire in quale direzione stiamo andando. Spero di leggere in futuro studi e tesi sul tema: materiale che potrà diventare un bagaglio per tutti noi».
Come gli studi sulla gestione dell’acqua: «Se in inverno ne abbiamo tanta, possiamo gestire la produzione. Se non arriva, però, tutto diventa più difficile. Per questo, appena piantiamo una vigna - nel primo anno di vita - facciamo subito l’impianto di irrigazione. È una pianta che ha bisogno di stress idrico per dare buona uva. A noi, infatti, sono bastate 5 notti d’irrigazione in tutta l’estate per salvare i vigneti». Poi c’è il problema del caldo. Torre dei Beati da anni si avvale della consulenza di un talento locale, il ricercatore loretese dell’università di Bologna, Gabriele Valentini: «Ho un rapporto professionale da 15 anni con lui e con l’università di Bologna: ho chiesto di poter riportare qui tutti i lavori e gli esperimenti che fanno. La zeolite per raffreddare i vigneti? Io la adopero da 15 anni, me ne parlò proprio Valentini all’epoca, all’inizio delle sue ricerche, e l’ho subito adottata».
Galasso fa parte dei Custodes Laureti, associazione dei produttori di Loreto Aprutino: «Abbiamo partecipato a un bando e ottenuto un finanziamento per stampare un altro volume, in collaborazione con le università di Teramo e Bologna: parlerà delle microvinificazioni e dell’analisi del microbioma della vite in tutte le aree oggetto di studio. Nel primo volume già pubblicato abbiamo parlato dei terreni che caratterizzano le nostre produzioni a Loreto, ora arriva la seconda parte: come quei terreni e quel clima influenzano i nostri vini».

