Vendite online, tasse non pagate Scoperti oltre 100 evasori fiscali

7 Maggio 2021

L’inchiesta della procura: 330 milioni di euro non dichiarati da parte di imprenditori italiani e stranieri Il giro scoperto diventa ancora più vasto grazie alla sinergia tra la Finanza di Pescara e quella di Roma

PESCARA. Parte dalla denuncia presentata da un commerciante pescarese una inchiesta che ha permesso alla guardia di finanza di sollevare il velo su un settore, come quello dell’e-commerce, dove avvengono importanti evasioni fiscali, come quella da centinaia di milioni di euro accertata dalle fiamme gialle di Pescara, dove ha sede l’unico centro operativo italiano. Gli uomini del colonnello Luca Lauro, coordinati dal sostituto procuratore Andrea Di Giovanni e dal procuratore Anna Rita Mantini, in due anni di indagini, condotte anche a fianco dei colleghi del nucleo speciale Entrate di Roma, hanno scoperto oltre 100 operatori economici che hanno effettuato vendite attraverso piattaforme online, non dichiarate al fisco per un totale superiore ai 330 milioni di euro (in particolare di prodotti elettronici).
Ma questa è soltanto la punta dell’iceberg perché, al momento, il giro sembra sia nettamente superiore al miliardo di euro con una conseguente e significativa evasione di Iva (che è il 20 per cento delle vendite).
Il commerciante pescarese aveva deciso di sporgere denuncia in quanto si lamentava del sistema esistente: lui, rispettando la normativa, vendeva online i suoi prodotti elettronici e pagava le tasse, cosa che non avveniva invece per la quasi totalità dei suoi concorrenti che avevano peraltro anche la possibilità di mettere sul mercato articoli a prezzi molto più competitivi proprio perché evasori fiscali. Su queste piattaforme, utilizzate anche dai colossi delle vendite online che nell’ultimo anno di pandemia ha avuto una impennata enorme, è possibile operare, ma è necessario essere preventivamente identificati fiscalmente. E questo avviene tramite il Cop di Pescara che è l'unico centro identificativo di tutto il territorio italiano cui devono rivolgersi i soggetti stranieri.
Ed è proprio sotto questo aspetto che l’indagine avrebbe accertato una illiceità diffusa. Le tre fattispecie scoperte dalla finanza riguardano operatori stranieri che hanno effettuato cessioni di prodotti online senza nominare un rappresentante in Italia e senza identificarsi al Cop; oppure, pur essendosi identificati o avendo nominato il rappresentante, hanno comunque omesso di dichiarare i corrispettivi delle vendite, non presentando la prescritta dichiarazione in Italia; pur avendo presentato la dichiarazione, quest’ultima è risultata infedele perché non conteneva tutti i corrispettivi delle cessioni.
Gli accertamenti della finanza di Pescara sono iniziati prendendo in esame la questione penale per le vendite superiori a 250 mila euro, ma poi questa attività si è intrecciata con quella dei colleghi romani che stavano esaminando cessioni dai 30 mila euro in su, ed ha permesso di svelare un traffico di dimensioni davvero importanti sotto il profilo dell'evasione fiscale. Ed è appunto grazie a questa sinergia investigativa che è emersa la posizione di ulteriori 750 soggetti esteri, privi di identificativo fiscale italiano, che avrebbero effettuato, tramite la piattaforma marketplace, cessione di beni per quasi 600 milioni di euro: operazioni che necessitano di ulteriori accertamenti della finanza. Per rintracciare queste imprese, la maggior parte delle quali straniere, è stato necessario attivare i canali di cooperazione internazionale con uno sforzo non indifferente, anche per evitare sospetti da parte delle imprese in questione che avrebbero potuto rendersi irreperibili. La sinergia tra finanza di Pescara e di Roma, intensificata durante la pandemia, ha poi permesso di far emergere, in aggiunta alle ipotesi di rilevanza penale e per le stesse annualità oggetto della medesima indagine di polizia giudiziaria, violazioni fiscali commesse da innumerevoli imprenditori (italiani e stranieri) che hanno effettuato cessioni di beni in Italia, utilizzando “vetrine virtuali”, pari a quasi 300 milioni di euro non dichiarati al fisco. Somma che fa quindi salire così a 630 milioni di euro il totale delle vendite occultate all'erario.