Venerdì santo, la processione sarà dimezzata

La tradizionale Via Crucis non raggiungerà San Cetteo: dal Sacro Cuore si fermerà in piazza Salotto
PESCARA. La Via Crucis del Venerdì santo quest’anno si svolgerà tra piazza Sacro Cuore e piazza Salotto. Lo annuncia l'arcidiocesi di Pescara-Penne per l’appuntamento con i fedeli del 7 aprile alle 19,30.
La processione col Cristo Morto, portato a spalla dalle Guardie d'onore del Sacro Cuore, e la Madonna Addolorata, in questa Pasqua 2023 accorcerà il tragitto rispetto al tradizionale percorso del corteo, che fino allo scorso anno raggiungeva la cattedrale di San Cetteo con migliaia di partecipanti. Presiederà la celebrazione l'arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti affiancato come sempre dalle autorità istituzionali, militari e civili e le associazioni di volontariato territoriali. Lo scorso anno la cerimonia, affollata da circa 5mila persone, è stata dedicata al popolo ucraino, quest'anno si rinnoverà il messaggio dedicato alla pace e contro tutte le guerre.
La scelta dell’arcidiocesi sarà, non già quella della classica processione a cui i fedeli sono abituati, ma «un corteo meditativo per ricordare la morte di Gesù, una processione pensata in maniera diversa per dare più valore al momento di preghiera per la pace», viene spiegato dalla Curia arcivescovile. Le due piazze, con corso Umberto in mezzo, diventeranno l’epicentro delle preghiere dei devoti che avranno da percorrere solo poche centinaia di metri. Le 14 stazioni della Via Crucis saranno celebrate in forma ridotta, ma manterranno intatto il valore simbolico della spiritualità. Durante le brevi fermate saranno letti i passi che ricorderanno la morte e la Resurrezione del Cristo con canti, silenzi e inni alla pace.
Non è ancora noto se, oltre al Cristo Morto e alla Madonna, sfileranno anche gli altri simboli della liturgia pasquale. È certo, invece, che «sarà un percorso d’amore, un cammino che si fa dono sulla via del dolore». Una processione che va sempre più verso una profonda trasformazione, avviata già nella liturgia dello scorso aprile quando monsignor Valentinetti, che volle italiani e ucraini fianco a fianco, annunciò che sarebbe stata una celebrazione spogliata dei tradizionali simboli della passione, «perché la passione», disse il vescovo durante la messa solenne a San Cetteo, «sta entrando prepotentemente nelle nostre case con le immagini delle uccisioni, distruzioni e morte».

