Venezia 73, la realtà filtrata e universale

29 Luglio 2016

Tre film italiani, il ritorno delle major, sicurezza potenziata

di Manuela Pivato

INVIATA A ROMA

Il Festival che ci aspettiamo è fatto di realtà, ma non troppa; vita vera, però filtrata dalla letteratura; grandi temi universali, sostenuti qua e là dalla storia. Cinquantacinque i film presenti alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che, dal 31 agosto al 10 settembre, porterà al Lido 57 lungometraggi della selezione ufficiale scelti tra oltre 3 mila titoli di cui 20 in concorso, 18 fuori concorso e 19 per Orizzonti, 16 cortometraggi, la piccola cineteca di “Venezia Classici”, un congruo numero di divi, le grandi major come Disney e Paramount, un cubo rosso nuovo di zecca sul buco e qualche rimpianto. Sicurezza potenziata, e non potrebbe essere altrimenti: «Ci saranno novità» dice il presidente della Biennale, Paolo Baratta «ma proprio perché si parla non posso dire di più».

Il cinema italiano che non ci aspettavamo è composto da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti che presenteranno in concorso “Spira mirabilis”, documentario-riflessione sull’immortalità attraverso i quattro elementi; da Roan Johnson e la sua commedia “Piuma”, storia di due ragazzi alle prese con una gravidanza fuori programma; e infine da Giuseppe Piccioni che in “Questi giorni”, tratto dal romanzo inedito “Color betulla giovane” di Marta Bertini, racconta la storia di un gruppo di ragazze di provincia e mescola nel cast Margherita Buy, Maria Roveran e Filippo Timi.

È questo il nuovo e l’inatteso che il direttore Alberto Barbera ha visto e acchiappato al volo dopo aver visionato 126 film italiani. «Abbiamo cercato di selezionare non solo quelli più riusciti, ma anche quelli più coraggiosi» ha spiegato Barbera alla conferenza stampa di presentazione del festival, ieri all’hotel Excelsior di Roma, insieme al presidente della Biennale, Paolo Baratta «e poi alcuni film, come ad esempio quello di Amelio, non erano pronti». Altri, rimasti fuori «si sono arrabbiati di brutto»; la scelta è «coraggiosa» per doppia necessità, perché è compito di una Mostra sondare il nuovo e perché «la produzione nazionale in questo momento punta più sulla quantità che sulla qualità».

Tra le dita è scivolata via l’ultima fatica di Clint Eastwood, data tra i possibili arrivi più per speranza che non per senso di realtà. Però. Però, sempre in concorso, ci sarà Emir Kusturica che con “On the milky road” - storia della promessa sposa di un militare che muore poco prima del matrimonio – porterà al Lido Monica Bellucci. Dopo dieci anni sarà pronto per la Sala Grande anche “Voyage of time”, il documentario di Terrence Malick sul senso della vita, con Cate Blanchett. Nella fantascienza si specchierà “Arrival” di Denis Villeneuve con Amy Adams, protagonista insieme a Jake Gyllenhaal anche di “Nocturnal Animal”, l’atteso thriller di TomFord.

Ecco che allora promette palpiti “Brimstone”, thriller-western dell’olandese Martin Koolhoven - sempre in concorso - che porterà al Lido Dakota Fanning; così come “The light between oceans” di Derek Cianfrance con Rachel Weisz e, soprattutto, con Michael Fassbender e Alicia Vikander in coppia nel film, nella vita e sul tappeto rosso.

Un tocco di realistica leggerezza arriverà con “La La Land” di Damien Chazelle, omaggio al musical americano con Emma Stone e Ryan Gosling , che oltre a inaugurare il festival sarà anche in concorso. Attesi al Lido anche l’ultimo film di Wim Wenders, “Les beaux jours d’Aranjuex” (in 3D) nel quale si discetterà di amore e libertà; e “Frantz”, film in costume del francese Francois Ozon con l’astro nascente Pierre Niney. Dalla storia arriverà anche “Jackie” di Pablo Larrain in cui Natalie Portman vestirà gli abiti vedovili di Jacqueline Kennedy pronta poi a cambiarli con quelli di ragazza anni Trenta per “Planetarium” (fuori concorso) di Rebecca Zlotowski insieme alla giovanissima Lily-Rose Depp, figlia di Johnny. Due film, quelli con la Portman, entrati nella rosa all’ultimissimo minuto.

Si annuncia ghiotto anche il fuori concorso con “The young pope “ di Paolo Sorrentino, “The Bleeder”, film sulla boxe di Philippe Falardeau con Naomi Watts, “The magnificent seven” di Antoine Fuqua con Denzel Washington per il gran finale e ancora “Hacksaw Ridge” di Mel Gibson, “Tommaso” di Kim Rossi Stuart” e “Safari”di Ulrich Seidl, indimenticato al Lido per la scena di sesso con un crocefisso in “Paradise Faith”. Per stomaci forti.