Venezuela, le donne sfidano Maduro: «Basta con la repressione»

Ancora proteste, le manifestanti fermate dalla polizia in assetto antisommossa. Una statua di Hugo Chavez abbattuta e data alle fiamme a Villa del Rosario

CARACAS. Un fiume di donne, tutte vestite di bianco e armate solo di garofani e cartelli, per sfidare il potere. Caracas ha vissuto ieri un altro sabato di proteste per la marcia delle “mujeres” venezuelane contro la "repressione" di Nicolas Maduro che ha provocato finora decine di morti.
In un paese in preda all'anarchia e che di fatto sta esplodendo, questo è stato l'ennesimo fine settimana di manifestazioni contro il 'chavismo', questa volta all'insegna della rivolta delle donne. Come già accaduto in altre occasioni simili negli ultimi anni, le autorità hanno scelto di dispiegare agenti donne nelle prime file della guardia e della polizia “bolivariane”, che hanno subito bloccato la marcia delle oppositrici.
Le “mujeres” della capitale si erano date appuntamento in mattinata nella piazza Brion del quartiere Chicaito per cercare di raggiungere il ministero degli Interni, nel centro della città. Qualche isolato e sono state fermate da centinaia di donne e uomini della polizia in assetto antisommossa. E' subito scattato un sit-in, con canti e urla. In attesa di poter proseguire verso la sede del ministero, molte di loro si sono rivolte direttamente alle forze dell'ordine mentre portavano in mano fiori e cartelli con lo slogan «no + represion». «Abbiamo il diritto di camminare liberamente per le strade... pensa a tua madre e ai tuoi figli. Noi rimaniamo in piazza», ha gridato una ragazza rivolgendosi ai poliziotti. «Avete paura di guardarci in faccia?». «Eccoci qua, siamo le mamme del Venezuela, ecco il “pueblo” del nostro paese», ha detto alla stampa Maria Corina Machado, tra i volti più noti dell'opposizione, assicurando che le proteste proseguiranno «fino alla fine della tirannia». «Cos'altro possiamo fare?», ha chiesto, sostenendo che «per il regime questi sono gli ultimi giorni».
Diretta la sfida contro il presidente: «Attenzione Maduro, ormai manca poco..». Da parte sua Lilian Tintori, un'altra delle leader della protesta, ha assicurato che «nessuno potrà cancellare la nostra voce: basta feriti, basta repressione, basta attacchi!». La Machado è poi tornata sulla denuncia di Henrique Capriles, uno dei più influenti capi dell'opposizione, il quale ha parlato di «85 ufficiali arrestati perché rifiutano di partecipare alle repressione». «In realtà - ha sottolineato Machado - sono molti di più. E sono tanti ormai i militari che non ubbidiscono e che non intendono affrontare un popolo disarmato».
A scuotere il fronte “anti-bolivariano” di Caracas è stata d'altra parte la notizia della distruzione di una statua di Hugo Chavez a Villa del Rosario, nello stato dello Zulia, dove il monumento è stato abbattuto e bruciato da un gruppo di studenti aiutato dalla gente del posto.