«Venti villini a rischio demolizione»

Italia Nostra al Comune: «Va istituito un osservatorio per tutelare il Liberty». Ma è già pronto l’abbattimento dei primi due
PESCARA. Due villini costruiti attorno agli anni Trenta stanno per essere demoliti, nella zona della pineta dannunziana, e lasceranno il posto a nuove costruzioni. E un’altra ventina di edifici rischiano di fare la stessa fine. È questo l’allarme lanciato da Italia Nostra, guidata da Mimmo Valente. L’associazione denuncia la «deriva demolitoria che ha già fatto tante vittime illustri in città, dalla Centrale del latte alla filanda Giammaria», abbattute negli ultimi anni. E chiede al Comune di correre ai ripari.
Per i due villini l’iter è concluso perché «la concessione edilizia è stata rilasciata» ed è stata presentata la documentazione per «l’inizio dei lavori». L’assessore comunale Loredana Scotolati rassicura sul «rigore» di chi si è occupato delle pratiche, a Palazzo di città. «L’istruttoria», dice, «viene condotta dagli uffici con molta attenzione, sulla base degli strumenti urbanistici e delle leggi vigenti». E il problema, contesta Italia Nostra, sta proprio lì. «Se la concessione è regolare, vuol dire che la normativa in essere, che permette questo tipo di interventi, è piena di buchi per cui va rivista», commenta polemicamente Massimo Palladini, vice presidente dell’associazione, il quale contesta che «una casa vada giù per essere sostituita da un edificio più grande, più invadente, con meno verde». L’effetto combinato degli incentivi del Decreto sviluppo, della normativa nazionale, di quella regionale e delle disposizioni comunali, «produce un effetto che noi condanniamo. E il Comune deve capire dove si è sbagliato e intervenire». Perché, prosegue Palladini, c’è il pericolo che i due villini (a un piano) destinati a sparire diventino «un precedente» per cui «potrebbero essere “attaccate” altre case simili esistenti in zona pineta, una ventina», che contribuiscono a mantenere «un ambiente Liberty». «A noi preme che questi episodi non si ripetano». Italia nostra ha già segnalato il problema in passato. «Quando è stato approvato il censimento dei beni storico artistici, abbiamo presentato un’osservazione chiedendo di inserire anche altri edifici, tra cui i due che spariranno a breve, ma non sono state previste tutele». Bisogna prestare attenzione, conclude Palladini, anche ad altre zone storiche, come «le case dei ferrovieri intorno alla chiesa di Sant’Antonio e i villini tra viale regina Margherita e la ferrovia». Perché, va detto, Pescara «è una delle città più significative per il Liberty e l’architettura fascista». Viene anche sollecitata l’istituzione dell’Osservatorio sull’edilizia storica, rimasto «lettera morta». Un appello in tal senso è arrivato al Comune il 5 maggio in una lettera a firma di Licio Di Biase, del Comitato per la tutela degli otto luoghi identitari di Pescara, che parla di questo organismo come di «un imbuto», indispensabile per l’analisi «degli interventi da realizzare e per evitare abbattimenti come quelli previsti a breve». L’assessore garantisce che «ci si sta lavorando nell’ambito del nuovo Regolamento edilizio». Per il resto Scotolati dice che «niente è impossibile» ed è «d’accordo sulla necessità di conservare dei luoghi anche se non hanno un valore particolare dal punto di vista architettonico ma per la particolarità del sito. Si deve capire come può adeguarsi un’edilizia datata alle nuove esigenze abitative, senza perdere il senso del luogo. E, alla luce del Master plan approvato da poco, vorrei suggerire un approfondimento su questa parte di città», dice. Sul caso interviene anche Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista. «Già al prossimo Consiglio regionale si potrebbe abrogare la legge edilizia. E il Comune dovrebbe tutelare le zone di pregio, con la Sovrintendenza».

