Verì: «Abbiamo le scorte per vaccinare i profughi»

L’assessore spiega lo scenario che ci aspetta con gli arrivi delle persone in fuga Manca solo il via libera da Roma per il rilascio di tessere sanitarie provvisorie
In Abruzzo stanno arrivando i profughi dall’Ucraina in fiamme, mentre c’è ancora la pandemia da Covid, seppur in fase calante. L’assessore regionale alla Sanità Nicolettà Verì ha deciso quindi di rispondere alle domande del Centro per rassicurare gli abruzzesi e la comunità ucraina già integrata in regione sulla gestione della campagna di vaccinazione tra i profughi.
Assessore, in Ucraina è vaccinato il 34% della popolazione, a fronte dell’85% dell’Italia. Prevedete rischi per la circolazione del virus in Abruzzo con l’arrivo dei profughi dal paese in guerra?
«Il timore naturalmente c’è, ma la corretta applicazione dei protocolli sanitari anti-Covid già sperimentati in questi due anni e l’alta copertura vaccinale che si registra nella nostra regione ci fanno comunque stare relativamente tranquilli. Certo, molto dipenderà dal numero di profughi che giungeranno in Abruzzo, ma dobbiamo ragionare e basarci sul quadro che abbiamo a disposizione in questo momento, che vede afflussi ancora minimi e gestibili in modo ordinario».
State predisponendo un piano per la vaccinazione dei profughi?
«La situazione è in continua evoluzione: al momento il referente regionale per le maxi emergenze Alberto Albani, con gli uffici del Dipartimento e le Asl, ha messo sul tavolo diverse ipotesi, nell’attesa che venga definito un protocollo unico nazionale da parte dei ministeri. Sappiamo che a Roma sono in corso una serie di riflessioni tra gli attori coinvolti in questa nuova emergenza e quindi attendiamo indicazioni precise, soprattutto per quanto riguarda lo status giuridico da riconoscere a chi fugge dal conflitto. Se verrà accordato, come pare nell’immediato, quello di Stp (soggetto temporaneamente presente), verrà rilasciata dalle Asl una tessera sanitaria provvisoria con la quale sarà possibile accedere alla vaccinazione come chiunque altro. Se l’emergenza umanitaria dovesse invece precipitare – ma ci auguriamo che naturalmente questo non avvenga – potrebbero invece essere allestiti dei centri di accoglienza come avvenuto la scorsa estate ad Avezzano per la situazione afghana, in cui procedere alla vaccinazione massiva degli ospiti. Come ho detto prima, tutto dipende da cosa accadrà nei prossimi giorni. In aree urbane più grandi, in cui si registra un afflusso maggiore di profughi ucraini, si procede infatti già con questo modello».
Gli ucraini arrivati nei giorni scorsi per ricongiungersi ai familiari presenti in Abruzzo, possono già ricevere il vaccino? Se sì, chi devono contattare? Dove possono recarsi per ricevere il vaccino? Di quale tipo di documentazione hanno bisogno?
«Chi è arrivato già in questi giorni è stato quasi sempre accolto e ospitato da familiari o conoscenti che vivono qui e che dunque già conoscono il nostro sistema sanitario. Bisogna attendere ancora qualche giorno e non appena sarà dunque chiarito l’aspetto dello status, sarà sufficiente richiedere alle Asl una tessera sanitaria provvisoria, che consentirà di accedere a tutti i servizi di assistenza e dunque anche alla vaccinazione, secondo le modalità già in essere per gli altri cittadini. Va sottolineato che abbiamo scorte di vaccini a sufficienza per far fronte a tutte le richieste che dovessero arrivare. Attendiamo anche chiarimenti sul Green pass, perché come tutti ormai sanno, i certificati vengono rilasciati automaticamente dal sistema nazionale e inviati in formato digitale. Non sappiamo, dunque, ancora con precisione come sarà regolato questo aspetto».
Quanto è importante la collaborazione dei Comuni, delle associazioni e delle comunità ucraine già presenti in regione?
«In queste situazioni di emergenza, come abbiamo imparato nel tempo, la rete interistituzionale diventa centrale per gestire tutte le fasi in modo ordinato, puntuale e cercando di limitare al minimo i disagi per coloro che già si trovano a vivere una situazione drammatica. E questo vale non solo per l’aspetto sociale relativo all’accoglienza e all’ospitalità di chi fugge dal conflitto, ma anche per quello sanitario. È importante far comprendere a chi arriva qui e non si è sottoposto a vaccinazione anti-Covid, che l’emergenza pandemica non è ancora conclusa e che il virus continua a circolare. Non ho comunque alcun dubbio sull’aiuto che arriverà dalla comunità ucraina già presente e integrata da anni nelle nostre realtà, che senz’altro riuscirà a informare correttamente i propri connazionali su questo aspetto».

