Verdetto ribaltato: graziati i 469 cervi

15 Ottobre 2024

Decisione lampo del Consiglio di Stato: stop al Tar Abruzzo, sospesa la delibera della Regione. Udienza il 7 novembre

L’AQUILA. Cacciatori e Regione costretti per ora a deporre le armi.
Con una decreto-lampo, il presidente della sesta sezione del Consiglio di Stato ha ribaltato l’ordinanza del Tar Abruzzo e sospeso la delibera regionale che autorizza l’abbattimento dei 469 cervi, fissando, per la discussione, la camera di consiglio del 7 novembre 2024. Il Consiglio di Stato è andato oltre il rinvio tecnico al 1° novembre deciso due giorni fa dagli Ambiti territoriali di caccia ed ha “congelato” il via libera alla caccia ai cervi per i prossimi 24 giorni. Che, in base alla decisione che sarà presa nel merito, potrebbero anche diventare molti di più.
Il colpo di scena si è consumato nella tarda mattinata di ieri e si riassume in queste poche righe scritte da Carmine Volpe, presidente di sezione: «Sussistono i requisiti dell’estrema gravità e dell’urgenza e, nelle more della decisione del Collegio, è opportuno mantenere la res adhuc integra». Evitare cioè che la situazione sia compromessa in modo irreparabile. Determinanti sono stati i sette motivi del ricorso d’urgenza in appello presentato sabato dagli avvocati Michele Pezone e Francesco Paolo Febbo, che assistono gli ambientalisti di Wwf, Lav e Lndc. Li riassumiamo di seguito.
1)«Nella dichiarazione finale della Valutazione ambientale strategica (Vas), relativa al Piano faunistico venatorio regionale, viene previsto il Piano di monitoraggio che stabilisce la propedeutica valutazione di moltissimi indicatori, molti dei quali da misurare con cadenza annuale, biennale, triennale o quinquennale. I Piani, infatti, non devono essere statici ma dinamici. Alla data odierna, dopo quasi 5 anni dall’approvazione del Pfvr, la Regione non ha provveduto a realizzare quasi nessuna delle previsioni di monitoraggio».
2)«L'inadempienza sul Piano di monitoraggio previsto dalla Vas si riverbera, dunque, anche sulla procedura di Vinca (Valutazione di incidenza ambientale), svolta sempre nel 2020, venendo a mancare informazioni basilari indispensabili per seguire l'efficacia del Piano stesso ai fini della tutela di specie e habitat».
3)«Si è rilevato che in più passaggi, nella relazione di proposta di gestione, erano state sottolineate carenze nella raccolta dati sulla consistenza della popolazione dei cervi in Abruzzo». Un esempio vale per tutti: «Clamoroso è il caso dell’Atc Sulmona, dove il dato del 2022 è perfettamente in linea con le rilevazioni degli anni precedenti e delinea una popolazione stabile di cervi con una media di 952 capi. Tale popolazione poi sale repentinamente negli anni 2023 e 2024 e passa rispettivamente a 2.262 e 2.265 capi con un salto assolutamente non spiegabile con la biologia riproduttiva dei cervi su una popolazione stabile da anni». I dati reali sono molto più bassi «e comunque, la presenza dei cervi non sarebbe affatto così alta da giustificare la mattanza che si è deliberata persino dei cuccioli».
4 E 5)Con il quarto e quinto motivo di ricorso: «Si è lamentata la violazione del principio di precauzione, l’eccesso di potere e il difetto d’istruttoria in ordine ai presunti danni alle colture e ai presunti incidenti causati dai cervi. Dalla lettura effettuata non emergeva un inequivocabile nesso di causalità tra la numerosità di cervi e i danni all’agricoltura. Rispetto agli impatti sulla viabilità, si è evidenziato che l’analisi dei dati era ancora più confusa».
6)«Cionondimeno l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che ha dato l’ok, ndr) è incorso in un grave difetto d’istruttoria in quanto si è basata, per sua stessa ammissione, sui dati contenuti nella documentazione allegata alla richiesta».
7)Per gli avvocati Pezone e Febbo, infine, la vera sproporzione è «tra l’interesse di proteggere l’ambiente e la fauna e quello per assicurare ai cacciatori un’attività ludico-sportiva», mentre il Tar Abruzzo «ha affermato di aver operato un bilanciamento tra l’interesse alla protezione dell’ambiente e quello della sicurezza stradale che include anche la tutela dell’incolumità fisica degli individui». Ma questa motivazione «è totalmente infondata, posto che le carenze relative ai dati sugli incidenti stradali sono evidenti, altrimenti sarebbe stato attuato un piano di controllo del cervo e non un piano di caccia ordinaria».