Versi sugli stalli per le due ruote

Dopo le quartine lasciate sui manubri parte il progetto bis di “Borracce di poesia”
PESCARA. La città raccontata con la prospettiva del ciclista urbano. Un accompagnamento poetico che ne descrive la scoperta in sella, evidenziando le sue caratteristiche e peculiarità. Dopo la prima fase del progetto, nato da un'idea di “Borracce di poesia” e reso possibile dall'assessorato alla Cultura del Comune di Pescara, ecco gli stalli per bici decorati con rime inedite.
«Il primo step è stato quello di lasciare sulle biciclette legate ai nuovi stalli, durante le festività natalizie, delle targhette ognuna con una rima diversa ma tutte a tema bicicletta», ricorda l’assessore alla Cultura Giovanni Di Iacovo. «Ora si è passati alla seconda fase che vede, appunto, le rime decorare gli stessi stalli in maniera permanente. Tutte rime inedite, scritte dal curatore del progetto “Borracce di poesia”, il giornalista pescarese Alessandro Ricci e dedicate alla città di Pescara. Le rime, quartine nello specifico, riflettono le caratteristiche della scrittura di “Borracce di poesia” e aggiungono punti di vista sulla città vista dal sellino. Fra storia, enogastronomia, architetture, fermenti culturali e commerciali, la riviera e il mare, i ponti ciclabili, gli eventi, il fiume, una Pescara diversa». Ecco allora «il sinuoso saliscendi dei suoi ponti», la riviera da attraversare «a colpi di pedale», le giornate di nebbia quando «al mare il nautofono ulula dal molo», la «città di mare e di attraversamenti/di passaggio e di grandi fermenti» . Illustra Ricci: «Borracce di poesia è un intervento sull’arredo urbano dedicato alle biciclette, quindi, in cui i cittadini possano riconoscersi, sentendosi parte integrante di un nuovo modo di vivere la città. I versi nascono proprio in sella alla bicicletta, dal suo uso costante in particolare in ambito urbano. Sono dedicati a chi, semplicemente, pedala. Un’idea che coniuga la tradizione del gesto poetico del pedalare con quello che la bici rappresenta nelle scelte contemporanee di mobilità».

