Vertenza stipendi, sciopero alla Tradeco
Indetta per lunedì l’astensione dal lavoro dei 36 dipendenti lasciati senza salario e previdenza
MONTESILVANO. Dipendenti della Tradeco sul piede di guerra contro i continui ritardi nei pagamenti da parte dell’azienda pugliese che gestisce il servizio di igiene urbana in città.
Per cercare di far valere le proprie ragioni, 36 lavoratori, raprpesentati dalle sigle sindacali Ugl e Fiadel, hanno convocato uno sciopero per lunedì prossimo. Si tratta dell’ennesima iniziativa promossa per segnalare il malcontento dovuto alle gravi criticità riscontrate nei rapporti contrattuali con l’azienda. A cominciare dai continui ritardi nel pagamento degli stipendi, ai quali si aggiunge il mancato assolvimento di una serie di incombenze burocratiche spettanti alla stessa azienda, come l’erogazione dei buoni pasto o la cessione del 5° dello stipendio trattenuto in busta paga e non versato ai rispettivi creditori, o dei contributi, trattenuti e non versati, a favore del fondo di previdenza complementare Previambiente.
Ragioni elencate in un documento sottoscritto dalle sigle sindacali e dal sindaco Maragno, poi approdate il mese scorso sul tavolo convocato dalla prefettura di Pescara. Eppure, gli accordi presi dalla Tradeco sembrano essere stati ancora una volta disattesi stando ai sindacati che, ascoltati anche nel corso di un Consiglio comunale straordinario convocato sul tema, hanno proclamato lo sciopero.
A schierarsi al fianco dei dipendenti Tradeco è anche il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Manuel Anelli, secondo il quale «è assordante il silenzio dell’amministrazione al completo, e del primo cittadino in particolare, considerando che i lavoratori che protestano sono nostri concittadini. Ci saremmo aspettati che il «sindaco di parola e non di parole» riservasse qualche parolina ai dipendenti», commenta, «o che il “sindaco con la fascia tricolore” si fosse fatto portatore della solidarietà di tutta la città. Di fronte a un diritto sacrosanto di ricevere le proprie spettanze a fine mese, non possiamo non solidarizzare con questi padri di famiglia». (a.l.)
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