Vertenze, un dossier al ministro

21 Gennaio 2019

Intecs e L-Foundry, i sindacati chiedono la convocazione di un incontro al Mise

AVEZZANO . Non solo bagni di folla, ad Avezzano, per il vice premier Luigi Di Maio, ma anche vertenze. Quella di L-Foundry e Intecs, in particolare. A interessare il ministro del lavoro e il vice capo di gabinetto, Giorgio Sorial, sono stati le segreterie regionali e provinciali, e le Rsu della Fiom Cgil, che ha portato alla loro attenzione la difficilissima situazione dei ricercatori licenziati da Intecs a dicembre del 2017, in attesa di una ricollocazione «evidentemente possibile attraverso i finanziamenti del Mise e della Regione Abruzzo sulla space economy, settore fortemente affine alle competenze di questi ricercatori», si legge in una nota della Fiom.
C’è poi la questione dello stabilimento di Avezzano nato sotto l’egida della Texas Instruments, passato poi alla Micron, attualmente LFoundry. Dopo una serie di vicissitudini, nel 2018 la nuova proprietà ha dichiarato al Ministero del Lavoro di avere almeno due soluzioni in tasca e che a gennaio avrebbe portato sullo stesso tavolo una proposta d’acquisto che avrebbe messo tutti d’accordo. «Ad oggi tutto ciò non è successo», si legge nel documento consegnato a Di Maio, «aleggia lo spauracchio della frammentazione della società, con nuovi soggetti che potrebbero entrare per prendere ciò che ancora di buono dovessero trovare, compreso il cliente che ci ha garantito la sopravvivenza fino ad oggi». C'è il rischio concreto che una situazione oggi apparentemente sotto controllo si riveli domani una mina pericolosa, «che potrebbe lasciare la Marsica senza il suo sito di produzione più grande e la regione Abruzzo priva di quella realtà industriale che produce più del 20% del suo Pil e del suo export. Non essendo affatto convinti che gli interessi del territorio coincidano con quelli di chi oggi tira le fila della trattativa per il nuovo assetto societario», dicono i sindacati che chiedono subito la convocazione dell’incontro, «la richiesta è che il Ministero dello Sviluppo Economico sia parte attiva nella delicata fase di transizione industriale e assuma quel ruolo di garante per i lavoratori e per il territorio, che altrimenti potrebbero essere solo meri spettatori di in una scelta che più di ogni altra guiderà questa terra o verso un futuro o verso una grave crisi economica e sociale».