Vertice online tra Regione e associazioni di categoria
PESCARA. È in programma oggi l’incontro, promosso dall’assessore comunale al Commercio Alfredo Cremonese, tra l’assessore regionale alle Attività produttive Daniele D’Amario e i vertici provinciali...
PESCARA. È in programma oggi l’incontro, promosso dall’assessore comunale al Commercio Alfredo Cremonese, tra l’assessore regionale alle Attività produttive Daniele D’Amario e i vertici provinciali delle associazioni di categoria Confcommercio, Confesercenti, Cna, Confartigianato e Casartigiani, oltre alle associazioni cittadine Pescara Viva, Viviamo Pescara e Pescara al Centro. Sul piatto ci sono i temi delicati dei ristori e dei criteri e dei margini per le aperture e chiusure dei negozi a seguito dell’introduzione della zona rossa, criteri che secondo la maggioranza di centrodestra «oggi sembrano penalizzare unicamente le attività dedite al food e, soprattutto, i negozi di abbigliamento e calzaturiero, gli unici di fatto a non poter lavorare».
Le questioni al centro del dibattito, che si svolgerà rigorosamente online, sono state affrontate anche durante la commissione comunale commercio e attività produttive, presieduta dal consigliere di FdI Fabrizio Rapposelli, con l’assessore Cremonese. «La nuova zona rossa, almeno su Pescara, non sta riducendo il numero dei cittadini nelle nostre strade», specifica Rapposelli, «dove, in realtà, si gira tranquillamente, vanificando di fatto gli sforzi. A questo punto alla Regione chiediamo che se si deve fare una chiusura economica per due-tre settimane, con l’obiettivo sanitario di far scendere la curva pandemica del Covid-19, che sia uno stop totale a tutte le attività, fatte salve quelle alimentari e le farmacie. La nostra commissione è stata forse tra le prime a chiedere, sentite anche le associazioni di categoria, il lockdown ora per poi salvare il Natale e il periodo dei saldi in favore di tutta la popolazione, quindi commercianti e utenti. Tuttavia pensavamo che il nuovo provvedimento avrebbe rispecchiato la chiusura della prima ondata della pandemia, dunque lo stop generalizzato a quasi tutte le attività produttive, limitando le aperture alle sole categorie veramente essenziali, come generi alimentari e farmacie. E invece ci siamo resi conto che la nuova zona rossa è in realtà una zona “rosa”, visto che le uniche attività realmente chiuse e penalizzate sono quelle del food, negozi di abbigliamento e calzature e su questo ritengo che si stia verificando una discrepanza grandissima e difficilmente comprensibile». «Mi pare difficile», prosegue Rapposelli, «individuare la ratio di tali scelte, considerando che chi opera nell’abbigliamento, ad esempio, ha effettuato degli ingenti investimenti per centinaia di migliaia di euro per rifornire i propri magazzini in vista del Natale molti mesi prima, addirittura a fine 2019, e oggi è completamente fermo a fronte di colleghi di altri settori che stanno continuando a lavorare come se non ci fosse la pandemia».

