Verì: terza dose ora agli under 60

L’assessore: finora immunizzata un’ampia fascia di popolazione
PESCARA. La somministrazione della terza dose in Abruzzo mostra numeri più bassi della media nazionale. In Italia, infatti, il richiamo extra lo ha già ricevuto il 38% della popolazione vaccinabile, mentre in regione il 33,6%, pari a 43.699 abruzzesi. La differenza si nota anche dal dato per età: a livello nazionale il richiamo extra l’ha già ricevuto il 27,7% degli ultraottantenni, il 4,45% dei settantenni e il 3,70% dei sessantenni, mentre in Abruzzo rispettivamente il 20,91% (pari a 24.450 persone), il 3,44% (4.732) e il 3,31% (5.678).
Ma la Regione si difende. «Non c’è alcun rallentamento in Abruzzo nella somministrazione della terza dose di vaccino anti-Covid. Il dato generale è inferiore alla media nazionale semplicemente perché nella nostra regione la prima fase della vaccinazione ha riguardato fasce della popolazione più ampie, che oggi non possono ancora accedere alla prenotazione della dose booster in quanto non hanno compiuto i 60 anni», spiega l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, «la scorsa primavera, prima dell’introduzione del sistema legato alle classi di età, in Abruzzo abbiamo consentito la vaccinazione a tutti coloro con codice di esenzione per patologia cronica, ai caregiver e ai familiari dei disabili gravi, a tutti gli operatori dei servizi scolastici e a figure professionali che gravitano nel mondo sanitario. Gran parte di questi nostri concittadini ha meno di 60 anni di età e dunque oggi non può prenotare la somministrazione della terza dose, a meno che non rientri nella categoria degli ultrafragili, nella quale è ricompreso un numero limitatissimo di patologie. A questa platea rilevante, vanno inoltre aggiunti gli abruzzesi di età compresa tra 60 e 80 anni non titolari di esenzione per patologia, per i quali non sono ancora trascorsi i 6 mesi dalla somministrazione della seconda dose».
Per Verì, inoltre, «il piano vaccinale della Regione Abruzzo ha dimostrato la sua efficacia nel raggiungere i target di copertura fissati dal Governo, nonostante l’alto numero di residenti all’estero, che magari si sono vaccinati nei paesi dove vivono abitualmente, ma che per l’anagrafe vaccinale regionale risultano senza neppure una dose».

