Via D’Annunzio, demolito mezzo palazzo pericolante

4 Agosto 2020

L’abbattimento dell’edificio di dieci piani si concluderà entro la fine del mese I tecnici: «Ora la ruspa si avvicinerà al fabbricato confinante, ma nessun rischio»

PESCARA. Il maxi cantiere in viale D’Annunzio, dell’associazione temporanea d’impresa Fratelli Barattelli-Mic, prosegue a ritmo serrato la demolizione del palazzo pericolante, ai numeri civici 259 e 261. «Stiamo rispettando i tempi del cronoprogramma», ha detto ieri il direttore dei lavori Fausto Lopez Suarez, «tra pochi giorni comincerà l’intervento più difficile, cioè l’abbattimento della parte di fabbricato che si trova vicino all’edificio confinante». «Comunque», ha aggiunto, «contiamo di terminare la demolizione massimo entro la fine del mese. Dopodiché ci vorranno altre due settimane per portare via tutti i materiali. Entro metà settembre dovrà essere tutto finito e la strada riaperta, perché cominceranno le scuole».
Si tratta di uno degli interventi più importanti degli ultimi anni a Pescara. La città sta seguendo con ansia i lavori cominciati la settimana scorsa. Lavori che hanno comportato la chiusura di un pezzo di viale D’Annunzio con deviazione del traffico su via Seneca.
La demolizione del palazzo era attesa da ben sette anni, ossia da quando l’allora sindaco Luigi Albore Mascia firmò l’ordinanza per far sgomberare immediatamente l’edificio di 10 piani, composto da 33 appartamenti e 6 locali commerciali, dopo aver ricevuto un rapporto della Protezione civile in cui si evidenziava un forte rischio di stabilità del fabbricato.
Da quel momento, i proprietari furono costretti a lasciare le loro case e a trovare alloggi alternativi. Il palazzo, in realtà, ha avuto sempre problemi di pendenza. Ma i periti accertarono, già nel 1988, un’inclinazione dello spigolo di nord-est a causa di cedimenti differenziali del terreno di sedime.
La situazione peggiorò con il sisma del 6 aprile 2009, con un aggravamento del cedimento statico.
Una perizia giurata, del febbraio 2011, avvertì che «l’accentuata inclinazione dell’edificio e il continuo progredire di tale inclinazione, che ha assunto valori decisamente preoccupanti, la presenza di una trave gravemente danneggiata con rottura del calcestruzzo, la deformazione del ferro di armatura in un locale commerciale del piano terra, la presenza di diffuse lesioni sulle travi, sulle tamponature e sulle tramezzature interne degli appartamenti, rendono l’edificio inagibile».
I condomini, subito dopo lo sgombero, avviarono una battaglia legale durata per anni per farsi riconoscere i danni all’edificio causati dal terremoto del 2009 e ottenere così i contributi per la ricostruzione post sisma. Dallo Stato sono arrivati recentemente 1,9 milioni di euro, su un totale di circa 8 milioni di spesa prevista per la demolizione e la realizzazione di un nuovo edificio. Operazione che si completerà in circa due anni. Ora, dunque, la parte più delicata dell’operazione. L’abbattimento sta avvenendo con l’utilizzo di un mezzo meccanico dotato di pinze idrauliche, ideale per garantire interventi in totale assenza di rumore, polveri e vibrazioni, evitando così di creare problemi agli edifici confinanti.
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