Via del Circuito una camera a gas

Commercianti e residenti: «Ci bruciano gli occhi, lo smog finisce anche sugli abiti»
PESCARA. Guai a togliere le auto da via del Circuito: i commercianti andrebbero alle barricate perché le strade vuote rovinano gli affari. L’inquinamento? «Qui ne abbiamo di tutti i tipi, ambientale, acustico ed elettromagnetico».
C’è da sempre lo smog in una delle strade più trafficate della città che convoglia il traffico veicolare verso il centro e in direzione delle zone interne.
I commercianti confermano che la «strada è inquinata». I residenti, lo «vedono» pure lo smog, che si annida «sui vestiti e sui balconi».
Salvatore Di Carlo, nella sua pescheria, è abituato «allo smog di Milano», qui, figuriamoci, «neppure si avverte il fastidio fisico, anche se sappiamo che l’aria non è pulita». Lorena Flacco, titolare da otto anni dei Sapori del borgo, spiega che «il picco di smog viene avvertito di più intorno alle 2 e alle 5 del pomeriggio, porte chiuse e nasi sporchi, certo che ce ne accorgiamo. L’inquinamento qui è anche acustico per il passaggio delle ambulanze verso l’ospedale, ma nessun problema, devono passare, ci mancherebbe altro. Qui un senso unico per ridurre lo smog ci farebbe morire».
Maria, una residente, degusta una zeppolina alla pasticceria Gino: «A me bruciano gli occhi». Fernando, il pasticcere, aggiunge: «Da sempre questa è una strada inquinata a causa del traffico che, ultimamente, è rallentato, defluendo verso il ponte Flaiano. Ma guai a toglierci le automobili, morirebbe il commercio di via del Circuito. Piuttosto l’inquinamento che qui registriamo è molto elettromagnetico. Guardi fuori». Fuori, sul palazzo accanto, è un fiorire di antenne della telefonia mobile. Un fatto che preoccupa non poco, cittadini e negozianti che puntano il dito verso l’alto.
Dall’altra parte della strada, c’è il bar Sorriso. Dietro il bancone, sorride Simone Rossoni, figlio della titolare Lucia: «Lo smog è inevitabile con questo traffico, c’è anche se non si avverte». Arriva trafelato e chiede un ginseng, Amedeo Antonini, conosciuto nel quartiere come «Bombolino». Se ne sta fuori tutto il giorno e «quando torno a casa la sera, ho i panni che sono neri». Tilde Cilli, un’altra residente, lo smog lo «vedo tutto sul mio balcone, spazzo da terra polvere nera». Stefania De Simone, titolare del panificio D’Andrea fondato 50 anni da Giuseppe D’Andrea e Linda Spadaccini, all’angolo tra via del Circuito e via Monte Camicia, è sicura: «Abbiamo bisogno del via vai delle auto per sostenere il commercio. Purtroppo dobbiamo sopportare anche l’inquinamento, ma per cambiare aria si può andare in campagna» scherza. Nonna Luciana porta a spasso la nipotina, verso via Le Mainarde: «Come le evito di respirare smog? Cambio strada, passeggio con la piccola lungo le strade interne».

