Via il gazebo dell’Excelsior dopo 14 anni «è abusivo»

5 Novembre 2015

Smantellata la struttura di fronte allo storico bar di corso Umberto, zona di pregio vincolata da una delibera del 2013. Il titolare: mi autorizzò l’ex sindaco D’Alfonso

PESCARA. Ha provato in tutti i modi a mettersi in regola, ma niente da fare: nonostante la tassa di suolo pubblico pagata ogni anno per 14 anni, nonostante il permesso rilasciato da D’Alfonso all’epoca in cui era sindaco di Pescara e nonostante le autorizzazioni ottenute periodicamente, Carlo Miccoli, titolare dello storico bar Excelsior di corso Umberto, ieri mattina, davanti ai clienti attoniti, ha dovuto rimuovere il gazebo di cinque metri per due piazzato davanti all’ingresso del suo locale.

Tutta “colpa” della delibera 840 con cui la giunta Mascia a novembre del 2013 ha riepilogato e messo insieme in un’unica delibera gli atti dell’amministrazione D’Alfonso successivi alla scelta del 2005 di individuare alcune aree di pregio della città (tra cui corso Umberto), per valorizzarle e tutelarle anche in considerazione delle numerose richieste di occupazione di suolo pubblico. E, tra le regole della delibera del 2013, quella che condanna il gazebo del bar Excelsior, approdo d’estate e d’inverno per centinaia di pescaresi, primo fra tutti il mitico Enzo La Vipera, è il seguente: «Le occupazioni a servizio di esercizi pubblici sono autorizzabili limitatamente al fronte del locale al quale si riferiscono».

Dunque il gazebo, tecnicamente il “dehor” dell’Excelsior, è da ritenersi abusivo perché non è adiacente all’ingresso del locale, sulla stessa parete dell’ingresso per intenderci, ma si trova di fronte, dove non è consentito. «La rimozione», spiega l’assessore al Commercio Giacomo Cuzzi, «è un atto tecnico relativo alle attività degli uffici in materia di anti-abusivismo. Come si evince dalla delibera 840 del 2013 la struttura rimossa su corso Umberto non è conforme al piano delle occupazioni delle strutture dehor disciplinate dall’atto e dalle tabelle che stabiliscono su ogni via della zona di pregio, corrispondente al centro cittadino, le modalità delle installazioni a servizio delle attività commerciali».

«Per tanti anni», lamenta invece il titolare Miccoli, peraltro presidente della Fipe (federazione pubblici esercizi) della Confcommercio, «ho chiesto che questa intallazione del tutto mobile fosse regolamentata, ma niente. Eppure 14 anni fa, quando l’allora sindaco D’Alfonso pedonalizzò corso Umberto, mi fu concessa l’autorizzazione proprio perché si voleva valorizzare e arricchire il centro cittadino per migliorare l’accoglienza da offrire a turisti e visitatori. Adesso invece, dopo che ho pagato sempre tra i 2.800 e i 3mila euro all’anno per l’occupazione di suolo pubblico, ad autorizzazione scaduta lo scorso 9 settembre, si sono ricordati che la struttura è abusiva perché non rispecchia la nuova delibera. E di fronte all’ultimatum che mi hanno dato, “o togli la struttura o ti chiudiamo il locale”, ho dovuto smantellare il gazebo ancor prima di poter recuperare all’interno del locale i posti che perdevo all’esterno, perché mi hanno rifiutato anche la proroga che gli ho chiesto. E questo», dice amareggiato il commerciante, «penalizzerà di sicuro gli introiti del locale, tanto che quasi certamente sarò costretto a licenziare un dipendente».

Uno sfogo, quello di Miccoli che arriva da lontano, testimonianza di quello che era il corso e che, a detta dei commercianti storici del centro cittadino, non è più. «Stanno rendendo questa città sempre più inospitale, con un’amministrazione che non aiuta i commercianti onesti. Anzi, li danneggia solo».

Ma l’architetto Emilia Fino, dirigente del sevizio Occupazione suolo pubblico del Comune nella risposta all’opposizione presentata da Miccoli tramite l’avvocato Giulio Fierini, nel ribadire lo scorso 15 ottobre il suo no al rinnovo dell’occupazione, spiega anche, definitivamente, perché il gazebo dell’Excelsior non ci può stare: «L’eventuale mero errore nel rilascio di un provvedimento dirigenziale che ha autorizzato temporaneamente aree pubbliche non più concedibili non può generare alcun diritto acquisito per il soggetto nè può generare il perseverare di un errore per l’amministrazione concedente». Un errore, scrive ancora la dirigente, generato dalla richiesta di occupare il suolo pubblico «con tavoli e sedie e non con la struttura metallica realizzata all’esterno dell’attività». Un errore, durato 14 anni.

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