Via Lazio, residenti esasperati: oltre 100 firme contro il degrado

14 Marzo 2023

Dopo lo sgombero delle ultime famiglie, la scorsa estate, l’area esterna è una discarica a cielo aperto Il vice sindaco: l’edificio non è di nostra competenza, valuteremo se scrivere ai titolari dei magazzini

MONTESILVANO. I residenti di Villa Verrocchio lanciano una petizione per chiedere al Comune di Montesilvano di intervenire per ripristinare l’ordine e il decoro nel palazzone di via Lazio 61.
Sono oltre 100 gli abitanti di via Lazio, via Trentino, via Marinelli, via Chieti e strade limitrofe che hanno partecipato alla raccolta firme promossa da un attivista del Movimento 5 Stelle residente nel quartiere montesilvanese per mettere in luce «l’insalubrità, il degrado e l’incuria» che si registrano nell’edificio ormai noto come “palazzo della vergogna” e per sollecitare la bonifica del sito.
SGOMBERO E DEGRADO Dopo lo sgombero forzato delle ultime famiglie abusive che avevano occupato gli alloggi del Comune di Pescara, avvenuto nell’estate del 2022, gli abitanti della zona sono ancora costretti a fare i conti con i rifiuti che stanno ricominciando ad accumularsi nel piazzale dello stabile. Erbacce, sacchi dell’immondizia, barattoli di vernice, cartacce, una porta, un materasso e addirittura una vasca da bagno: sono solo alcuni dei rifiuti che negli ultimi mesi sono stati scaricati in via Lazio e che creano disagi alle palazzine confinanti.
A questo, si aggiungono poi alcuni magazzini privati che affacciano sul cortile retrostante pieni di materiali e rifiuti, le cui porte sono spalancate e dunque di facile accesso a chiunque volesse trovare riparo al loro interno. Così come la presenza di rifiuti nei locali al pianterreno causa un problema di igiene pubblica, attirando topi, scarafaggi, insetti o piccioni. Per questo, dopo l’appello lanciato nelle scorse settimane dal consigliere regionale Domenico Pettinari (M5S), l’attivista Michele Cavaliere si è fatto promotore della raccolta firme che, in pochi giorni, ha superato quota 110.
MONTESILVANO Eppure il Comune di Montesilvano ricorda di avere davvero poca voce in capitolo sull’edificio che è di proprietà privata e, al 49 per cento, del Comune di Pescara. «In passato siamo intervenuti spesso per rimuovere le discariche abusive nelle aree comuni del palazzo perché, pur non essendo di nostra competenza, era necessario ristabilire l’igiene e la sicurezza per i residenti», commenta il vice sindaco con delega all’igiene urbana Paolo Cilli. «Ora che il palazzo è murato e disabitato, però, speravamo di non dover più fare i conti con questa inciviltà. Per i magazzini aperti, lanciamo un appello ai privati affinché provvedano a rimuovere i rifiuti e a chiudere gli accessi. Valuteremo con il sindaco e gli uffici tecnici se scrivere formalmente ai proprietari e all’amministrazione di condominio per chiedere un intervento».
PESCARA Sul fronte pescarese, l’amministrazione prende le distanze dai privati, ricordando quanto sia stato fatto dal Comune di Pescara per sgomberare l’edificio e chiudere gli accessi. «Subito dopo lo sgombero», ricorda l’assessore alle politiche sociali Isabella Del Trecco, «pur possedendo meno della metà dell’edificio, abbiamo reso inaccessibili entrambi gli accessi, per evitare nuove occupazioni abusive. Contemporaneamente ci siamo attivati per l’alienazione della nostra porzione di palazzo, ma la manifestazione di interesse è andata deserta». L’esponente della giunta Masci spiega che, per il momento, non è in programma una seconda asta, ma che resta ferma la volontà del Comune di vendere un bene ormai non più utile. Alla luce dell’ottima posizione dell’edificio, a due passi dalla spiaggia e con vista mare, e del prezzo non particolarmente alto (1,4 milioni di euro circa a base d’asta), a pesare sulla mancanza di potenziali acquirenti, con molta probabilità, proprio il frazionamento delle proprietà che vede chi compra costretto ad assicurarsi prima anche l’acquisto delle quote private dell’edificio. «Ci auguriamo che presto qualcuno possa essere interessato», prosegue Del Trecco, «così da risolvere definitivamente quello che per noi, da troppo tempo ormai, è diventato solo un problema».