Via libera alla caccia dei cinghiali per tutto l’anno

Si stringe il cerchio sui selvatici che devastano le colture Pronto il nuovo piano proposto da Coldiretti e Atr
PESCARA. Si stringe il cerchio sul controllo dei cinghiali in provincia di Pescara. Il selvatico, che si è riprodotto in modo smisurato, imperversa su tutti i territori senza limiti: dalle zone montane fino alla costa, facendo razzia di ogni varietà di coltivazioni, producendo danni inestimabili e compromettendo così anche il lavoro di numerose aziende agricole.
È il risultato paradossale prodotto in Abruzzo nel tentativo di riequilibrare gli ecosistemi naturali con la reimmissione delle antiche specie animali che lo popolavano nei secoli scorsi. A sollecitare interventi mirati e risolutivi del problema è la Coldiretti di Pescara con l'associazione territoriale di caccia (Atr) che, questa sera, a Catignano, ore 19, con la partecipazione dei rappresentanti dei consigli sezionali dei Comuni di Brittoli, Vicoli, Carpineto, Villa Celiera, Catignano, Civitella, Farindola, Cugnoli, Penne e Montebello e con la presenza del presidente della Provincia, Antonio Di Marco, illustreranno il nuovo piano quinquennale di gestione del cinghiale e ne chiederanno l'immediata attuazione.
Le Provincie di Pescara e Teramo sono le sole ad aver approvato, su pressing di Coldiretti Abruzzo e dell’assessore regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, il nuovo piano che prevede la “caccia” del cinghiale tutto l’anno con due importanti novità: suddivisione della provincia in “aree vocate” (in cui sono ammessi i cinghiali) e “non vocate” (dove gli animali devono essere abbattuti tassativamente dai selecontrollori); l’abbattimento immediato da parte delle guardie venatorie, dei cacciatori abilitati e degli agricoltori su segnalazione delle organizzazioni agricole, dei Comuni e dei proprietari dei terreni. «È necessario» dice Chiara Ciavolich, presidente Coldiretti «che gli agricoltori recepiscano le novità, ma soprattutto la Provincia attui, di concerto con l'Atc, alla quale chiediamo una maggiore assunzione di responsabilità, il piano di gestione per ripristinare l’equilibrio tra la flora e la fauna selvatica. In caso contrario, sarebbe scontata la reazione degli agricoltori che oltre ai danni sarebbero beffati e traditi dalla legge».
«E’ paradossale» osserva il direttore della Coldiretti, Alberto Bertinelli, «che nell’anno dell’Expo, dove si parla della necessità di nutrire il pianeta, in alcune regioni ci siano ancora cinghiali pericolosi e liberi di distruggere il cibo che qualcuno, con il proprio lavoro, ha duramente prodotto. Attendiamo» chiosa Bertinelli «l’approvazione dei piani provinciali di gestione dei cinghiali da parte delle Province di Chieti e L’Aquila, in modo che si possa attuare un’azione omogenea di controllo e prevenzione della fauna selvatica a livello regionale».
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