Via Liguria, il palazzo è in regola: sì ai lavori

17 Aprile 2021

Il Tar respinge il ricorso dei residenti e dà ragione alla Immobiliare. L’ingegnere: siamo soddisfatti

MONTESILVANO. Il contestato cantiere di via Liguria è perfettamente in regola e può tranquillamente ripartire. A stabilirlo è stato il Tar di Pescara che nei giorni scorsi ha rigettato il ricorso presentato da un gruppo di residenti della traversa del lungomare e da alcuni comitati cittadini che si opponevano alla costruzione del nuovo edificio.
All’origine delle rimostranze dei ricorrenti, la nascita di un palazzo di 5 piani, più livello garage, per un totale di 12 appartamenti che sta sorgendo al posto di una villetta unifamiliare degli anni Sessanta.
Una nuova colata di cemento, a detta dei residenti, che lamentavano soprattutto l’assenza dei sottoservizi e degli standard urbanistici necessari per l’incremento degli abitanti nella stradina, particolarmente stretta. La vicenda era già finita in tribunale a luglio del 2020 quando i residenti e le associazioni, rivolgendosi al Tar contro il Comune di Montesilvano e la Ribes Immobiliare, avevano ottenuto una sospensione dei lavori di circa due mesi. Pur non pronunciandosi attraverso una sentenza definitiva, tuttavia, i giudici avevano concesso a settembre la ripresa del cantiere, rigettando la richiesta di sospensiva.
Per questa ragione, il comitato di via Liguria si era poi rivolto al Consiglio di Stato che a novembre aveva sospeso nuovamente il cantiere in attesa di un pronunciamento del Tar. Sentenza che è arrivata a 5 mesi di distanza e che ha dichiarato inammissibile il ricorso dando la possibilità ai costruttori di ripartire con i lavori.
«Siamo soddisfatti che il Tar abbia rigettato il ricorso», commenta l’ingegnere Almerindo Di Giuseppe, referente della Ribes Immobiliare, assistita dall’avvocato Rulli, «e che finalmente il cantiere possa ripartire. Ma la battaglia legale per noi non finisce qui. Prima c’è stata la sospensione di due mesi l’estate scorsa, ora questa di ben 5 mesi. Siamo pronti a chiedere a queste persone un ingente risarcimento danni dettato non solo dai costi materiali affrontati in questi mesi nonostante il cantiere fosse fermo, ma soprattutto perché a causa di queste accuse molti dei clienti intenzionati ad acquistare hanno abbandonato la trattativa perché spaventati dai ritardi o, peggio ancora, dal dubbio che ci fosse qualcosa non in regola. Per non parlare del danno di immagine che la società ha dovuto subire a causa delle accuse infondate».(a.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.