Via Pantini, ecco le ruspe Abbattuti i primi 10 alberi

Gli operai del Comune al lavoro da ieri all’alba per fare posto alla strada Pendolo Salva la pianta monumentale, ma gli ambientalisti non si arrendono: due esposti
PESCARA. Tutti giù per terra. Sei pini, due querce e due acacie sono state rase al suolo, ieri mattina, dalle ruspe mandate dal Comune nel comparto della riserva dannunziana che costeggia via Romualdo Pàntini. Il Comune assicura che «non è stato toccato lo storico pino monumentale» rimasto ancora in piedi.
Sono iniziati gli annunciati tagli, per il momento di 10 alberi (ma in totale saranno 20-25 nei prossimi giorni) nell’area protetta sgomberata dalle piante per fare posto all’arteria aggiuntiva del Pendolo, che consentirà l’accorpamento della pineta, nella zona della Bonifica. I lavori sono iniziati ieri all’alba nell’area sgambettamento della pineta ed è subito scattata la protesta degli ambientalisti delle associazioni Miladonnamabiente, Salviamo gli Alberi, Galina Caminante, Eva ecoistituto e Conalpa, per tentare di stoppare la strage di alberi. «Per ora li abbiamo fermati» dicono mentre vanno su e giù, nervosamente, per impedire che le ruspe si rimettano in moto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri forestali chiamati dagli attivisti presenti, Edvige Ricci, Simona Barba, Isabella Micati, Armando Duranti e Annalisa Petrucciani, che hanno eseguito una serie di ispezioni ai tronchi mozzati. Hanno protestato anche i consiglieri del movimento 5 Stelle, Erika Alessandrini, Paolo Sola e Massimo Di Renzo. «Non era necessario questo scempio», s’indigna Ricci di Miladonnambiente, «i privati hanno dato la disponibilità a concedere i terreni dall’altra parte della strada per fare il raddoppio, ma non sono stati ascoltati». «È una violenza», tuona Alessandrini, «per ora (alle 11 di ieri ndr) siamo riusciti a fermare le ruspe. C’è una verifica di interesse culturale, sulla base del decreto legislativo 42/2004, che non è stata fatta. Non c’è la conformità urbanistica, ma il Comune per non perdere tempo con la burocrazia che avrebbe allungato i tempi rischiando di perdere il milione e 200mila euro stanziato per il raddoppio della strada, hanno preferito buttare giù gli alberi secolari». «Peraltro», rivelano i pentastellati, «una quercia stamani (ieri) è anche crollata in mezzo alla strada provocando il rallentamento del flusso veicolare durante la rimozione. Hanno eliminato la cartellonistica della riserva, sono rimasti solo i pali, e per non farsi notare hanno acceso le ruspe alle 4 del mattino». «Troppe violazioni in una sola mattinata», è il commento di Barba (Salviamo gli alberi) che mostra il primo esposto da inviare in procura, «ignorata anche la legge 157 del 1952 che vieta l’abbattimento e le potature degli alberi da marzo a luglio, cioè nel periodo della riproduzione dei volatili, picchi, cardellini, occhiocotto, codirosso per un totale di 107 specie protette. Nell’esposto chiediamo che venga ricontrollato tutto il procedimento». Giovanni Damiani, presidente dei Gufi, definisce i tagli «una azione ignorante e prepotente, con i comitati decideremo il da farsi». E oggi si replica: alcune attiviste di Italia Nostra e Salviamo gli alberi protesteranno in pineta vestite a lutto.
Il dirigente del settore Lavori pubblici del Comune, Fabrizio Trisi, difende l’operato dell’amministrazione: «I tagli riguardano una ventina di piante, al massimo 25, ma ne saranno ripiantumate 800 nella riserva. Questo progetto risale al 2018, se non si agiva in fretta si rischiava la perdita dei fondi» per realizzare il raddoppio della strada che consentirà alla pineta di diventare più grande. Gli alberi abbattuti saranno spezzettati e smaltiti in discarica.

