Via Regina Elena: il Tar blocca i lavori per il nuovo palazzo

25 Settembre 2021

Nonostante i permessi a costruire rilasciati dal Comune il giudice accoglie il ricorso di una confinante: è troppo alto

PESCARA. Per il momento i lavori di realizzazione di una palazzina di grande prestigio che dovrebbe nascere tra via Regina Elena e via De Amicis, della Elea Costruzioni, sono bloccati.
Dopo l'abbattimento della vecchia struttura, nonostante i permessi a costruire regolarmente rilasciati dal Comune di Pescara, il Tar ha accolto le lamentele di una confinante, assistita dall'avvocato Mario Ginetti, e ha momentaneamente sospeso i lavori di costruzione, con l’obbligo per il Comune di riesaminare il titolo edilizio rilasciato alla «luce dei principi espressi in motivazione». I problemi principali sono due. L’altezza della palazzina che consta di un piano terra, oltre a sei piani con piscina e solarium all’ultimo piano; e la volumetria cresciuta di oltre il 70 per cento in relazione a una premialità di cubatura di cui la società di Giuseppe e Sergio Ponzio e di Antonello Ricci (assistiti dagli avvocati Vincenzo Di Baldassarre e Pasqualina Di Cicco), ha beneficiato in base a una legge regionale del 2012. Quanto al possibile danno per la ricorrente, il Tar spiega: «È appena il caso di osservare che, come ammesso dalla stessa controinteressata, un appartamento al secondo piano della ricorrente affaccia verso il palazzo e dunque, visto il raddoppio di volume e lo sviluppo in altezza del nuovo fabbricato appare evidente che ne risentirà quantomeno in termini di luce e aria».
Ma ci sarebbero due aspetti di rilievo: innanzitutto non sarebbe stata accolta la proposta del dirigente del servizio che per quella zona proponeva di escludere da tale premialità la fascia costiera tra viale Riviera, viale Kennedy e viale Regina Margherita, per non snaturare il tessuto esistente costituito da edifici esistenti, di altezza limitata nelle vicinanze del mare. L’altro aspetto è più tecnico e riguarda il mancato rispetto della distanza dal ciglio della strada lungo la riviera che deve essere di 50 metri per consentire eventualmente un aumento di volume e di altezza.
Qui si discute di circa 3 metri e mezzo di differenza in quanto diverso il punto di calcolo utilizzato dalla Elea e dalla ricorrente. Ed è qui che intervengono i giudici del Tar: «Contrariamente a quanto sostenuto dagli uffici comunali, nel caso di specie il concetto di ciglio stradale deve essere rinvenuto nella disciplina urbanistica... che include tutte le sedi viabili e dunque anche i marciapiedi (misurazione invece esclusa dalla controparte ndc)». Sempre a proposito dell’altezza del nuovo fabbricato, il Tar ritiene quindi che la nuova costruzione «rientri nella fascia del limite di altezza e quindi il titolo appare prima face illegittimo sotto questo profilo». Ma «la prassi difforme», aggiungono i giudici, «non giustifica poi l'adozione di provvedimenti illegittimi, imponendosi semmai per la pubblica autorità un riadeguamento delle decisioni ai parametri di legge». Da qui la decisione del Tar di far riesaminare dal Comune di Pescara il titolo edilizio. Nessuna cauzione, invece, come richiesto da Elea, dovrà essere pagata dalla ricorrente, trattandosi, dice il Tar, non di fatti controversi tra le parti, ma solo di questioni di diritto, «quindi non vi potrebbe essere in nessun caso un profilo di responsabilità del genere in capo alla ricorrente».
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