Via Rigopiano, i cittadini vogliono le telecamere

I residenti delle case popolari chiedono di controllare il via vai nella zona «Vanno scoraggiati i malintenzionati e combattuto lo spaccio di droga»
PESCARA. Telecamere in strada, per controllare chi entra e chi esce dal complesso popolare di via Rigopiano, all’angolo con via Passo della Portella. Lo chiedono alcuni residenti del complesso di case popolari di via Passo della Portella. Da lì più volte si sono levati gli appelli dei cittadini e l’ultimo in ordine di tempo è stato formalizzato ieri. Una petizione è stata consegnata al Comune (e sarà recapitata anche alla Regione, all’Ater e al questore) con la speranza che «al più presto venga installato un impianto di videosorveglianza per monitorare gli ingressi di uomini e mezzi». L’intenzione dei firmatari è di «scoraggiare ulteriori azioni dei malintenzionati ai danni degli abitanti», dopo l’accoltellamento avvenuto a gennaio al termine di una lite tra vicini, con due persone finite in ospedale.
È stato uno degli accoltellati a farsi avanti, insieme ad altri, per raccogliere le firme e lanciare l’appello alle istituzioni nella speranza che in questo angolo del quartiere ci sia «più sicurezza per la collettività» con una «maggiore presenza delle forze dell’ordine».
La paura dei residenti è legata anche alla presenza di tossicodipendenti che «arrivano persino da fuori regione per acquistare la dosa quotidiana» di stupefacenti. E il «pericolo» che intravedono i firmatari dietro questo via vai è anche per i bambini «che giocano nel piazzale».
La situazione della zona è nota a tutti e nei mesi scorsi, dopo i ripetuti appelli, l’ex presidente della Regione Luciano D’Alfonso era intervenuto personalmente per incontrare i cittadini del comitato “Una mano per Rigopiano” e annunciare degli interventi per aumentare la sicurezza. Era l’inizio di giugno quando D’Alfonso promise «l’installazione di otto telecamere e dieci punti luce» e parlò anche della «maggiore presenza delle forze dell’ordine».
Con il passare dei mesi l’allarme non è rientrato, tra i residenti. Per cui hanno deciso di scrivere al Comune, all’Ater e al questore Francesco Misiti. A farsi avanti, in particolare, è una delle vittime dell’accoltellamento. «Ci dicono che siamo dei criminali, ma noi ci sentiamo delle vittime. Lavoriamo, ci occupiamo di raccogliere il ferro per mantenerci e mandare avanti la famiglia, e abbiamo limitato i rumori di cui ci accusavano. È vero che non siamo regolari nell’occupazione dell’appartamento ma abbiamo presentato una richiesta di sanatoria all’Ater: il nostro desiderio è di regolarizzarci e di vivere civilmente. Con le telecamere», dice, «saremmo più tranquilli. E gli altri si renderebbero conto di cosa facciamo veramente. Noi siamo contrari a droga e criminalità. Anzi, io mi sento minacciati da chi viene qui a prendersela con me e i miei figli piccoli».
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