Via Tavo, ultimi giorni di spaccio

9 Aprile 2023

A una settimana dalla demolizione, Pettinari (M5s) torna a filmare il Ferro di cavallo

PESCARA. A pochi giorni dall’avvio del cantiere per l’abbattimento del Ferro di cavallo di via Tavo, che è stato svuotato nei mesi scorsi e dove il cantiere per la demolizione sarà aperto il 17 aprile, il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari (M5s) torna a contestare l’operazione voluta da Regione, Ater e Comune. E lancia nuovamente la polemica dopo un sopralluogo nello spazio interno al Ferro di cavallo, il complesso popolare usato tuttora per lo spaccio di droga, come filmato da Pettinari. Tra i cumuli di rifiuti, rottami di biciclette smontate e buttate via, spicca la presenza di individui che hanno fatto di quell’area la loro “base”, infilandosi negli sgabuzzini a piano terra.
«Il problema», dice il vice presidente del Consiglio regionale, rappresentante del Movimento cinque stelle, «è che l’abbattimento rappresenta solo uno spreco di soldi pubblici e non centra l’obiettivo» di riqualificare davvero la zona e contrastare il malaffare che da anni contraddistingue il palazzone giallo, al cui interno si sono consumati molti reati, non solo lo spaccio di droga. «Con la demolizione», prosegue Pettinari, «si sposta il problema di 200 metri, visto che a poca distanza ci sono case popolari vuote, pronte ad essere occupate abusivamente (ce ne sono 100 in città). Per centrare l’obiettivo si dovevano ristrutturare i palazzi del Ferro di cavallo, a mio avviso, fare un censimento, verificare i requisiti degli occupanti, sfrattare gli abusivi e i delinquenti che non hanno diritto alla casa e mettere dentro i cittadini onesti che sono in graduatoria (ce ne sono oltre 700). Se avessero fatto così», aggiunge Pettinari spiegando la sua tesi, «avrebbero ripulito il Ferro di cavallo e risolto il problema, senza fare sprechi di soldi e abbattimenti. E poi si doveva attivare in quella zona “calda” un servizio di sicurezza h 24. Invece si preferisce la strada dell’abbattimento», per poi ricostruire, cioè «si cerca di riqualificare un piccolo fazzoletto di terra e si sposta tutto di 200 metri, visto che in quella zona si continua a delinquere. Insomma», conclude Pettinari, «l’abbattimento è un palliativo. Ora, per come stanno le cose, va fatta una bonifica generalizzata». In vista dei lavori promossi dall’Ater che stanno per iniziare (da completare in 120 giorni, per un importo di un milione e 200mila euro) Pettinari si rammarica che «la demolizione passerà come la più grande propaganda ma sono sicuro che parleremo dello stesso problema a 100-200 metri da lì. La storia, temo, mi darà ragione, ne riparleremo dopo la demolizione». (f.bu.)