Viadotto di Bussi, slitta la fine dei lavori

Posticipata al 15 novembre la conclusione del consolidamento delle rampe di accesso al casello di Popoli sull’A25
BUSSI SUL TIRINO . Legittime le preoccupazioni del movimento popolare Luci su Popoli, rappresentato da Gianni Natale, sullo slittamento della conclusione dei lavori di consolidamento delle rampe di accesso al casello Bussi-Popoli sulla A25, che esprime tra l'altro, perplessità sulla mancata spiegazione delle motivazioni del ritardo rispetto alle date programmate dalla società della strada dei Parchi.
Difatti l'azienda, dopo aver iniziato i lavori il 20 maggio, aveva inizialmente annunciato la conclusione al 30 giugno, poi slittata al 20 settembre e infine procrastinata al 15 novembre.
L'associazione popolese evidenzia il disagio degli automobilisti e difficoltà per i collegamenti dei territori dell'entroterra con la Val Pescara. Ma la risposta da parte della società autostradale c'è ed è pienamente soddisfacente.
E' la complessità dei lavori, in buona sostanza, che non consente di stabilire a priori con certezza matematica la chiusura del cantiere. Del resto al momento si stanno eseguendo lavori sulla una delle rampe, quella di accesso dalla direzione Pescara e di uscita dalla Valle Peligna, ma appena chiuso questo cantiere se ne dovrà aprire uno altrettanto complesso sulla seconda rampa.
Ma ciò che conta è raggiungere, con i lavori specialistici che si stanno mettendo in opera, un grado sufficiente di sicurezza che affranchi la struttura e l’incolumità pubblica dalle azioni sismiche, visto che quel territorio è ad alto grado di sismicità.
In primis sono stati rinforzati i pilastri che sorreggono il viadotto, sono state ingrandite le sezioni delle colonne incamiciandole con ulteriori armature e rendendole solidali a quelle esistenti. Questo è stato il primo passo.
Ora, si sta lavorando in superficie secondo una progettualità innovativa: quella di trasformare i conci delle campate in una struttura solidarizzata, come a dire un unico nastro stradale, senza interruzioni dei giunti prima esistenti tra le campate.
E' stato necessario scoprire le teste dei conci, rinforzarle con aggiunta di armature e unirle alle successiva. Un lavoro che è seguito a quello di primaria importanza, per la risposta sismica della struttura, del rifacimento degli appoggi, con l'inserimento di nuovi isolatori sismici (in neoprene) in grado di assorbire, trasferire sui pilastri e dissipare, l'energia indotta dal sisma.
Insomma, un lavoro di alta tecnologia che promette sicurezza anche rispetto a terremoti di più alta magnitudo di quello dell'Aquila del 6 aprile 2009 e che dunque, a ragione, prende i suoi tempi.
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