Viaggio con l’auto dei carabinieri: il colonnello si difende davanti al pm

25 Settembre 2020

PESCARA. Si avvia verso una probabile archiviazione l'inchiesta appena conclusa dalla procura

PESCARA. Si avvia verso una probabile archiviazione l'inchiesta appena conclusa dalla procura di Pescara a carico di un tenente colonnello. Una inchiesta che qualche tempo fa venne aperta sulla scorta di un esposto anonimo che riguardava l'utilizzo improprio dell'autovettura di servizio da parte dell'ufficiale, stilato molto probabilmente da chi conosce molto bene i meccanismi all'interno dell'Arma e che era a conoscenza dello spostamento oggetto di indagine. Il reato ipotizzato dal sostituto procuratore Fabiana Rapino è quello di peculato d'uso e si riferirebbe a un viaggio fatto dall'ufficiale nel 2017, proprio subito dopo la tragedia di Rigopiano sulla quale il militare stava indagando insieme alle altre forze di polizia. Viaggio a Roma, nel quale il colonnello ospitò anche il figlio che nella capitale, quello stesso giorno, doveva sottoporsi a una visita medica. Al termine delle indagini il pm ha spedito all'indagato l'avviso di conclusione delle indagini che, proprio per la delicatezza della vicenda che coinvolge uno stimatissimo ufficiale dei carabinieri, l'ex procuratore Massimiliano Serpi ha voluto controfirmare. Ed è proprio a seguito di questo passaggio ufficiale che il tenente colonnello ha chiesto e ottenuto di presentarsi al magistrato. Accompagnato dai suoi legali di fiducia, Marco Femminella e Giovanni Legnini,  ha depositato al pm una dettagliata memoria difensiva, spiegando nei particolari ciò che accadde quel giorno e fornendo alla Rapino ogni elemento utile per rivedere la posizione della procura. L'ufficiale ha voluto illustrare brevemente il contenuto della memoria per fornire, eventualmente, qualche altro elemento in più. Quel giorno effettivamente, per ragioni legate al suo lavoro, doveva recarsi a Roma per acquisire elementi utili alle indagini sulle quali stava lavorando presso gli uffici del Ris. Una volta terminato il lavoro, l'ufficiale si è spostato, con altri mezzi e non con l'autovettura di servizio, per far sottoporre il figlio a quella visita medica. E durante questi spostamenti, fatti utilizzando mezzi pubblici, avrebbe anche incontrato un magistrato di Pescara. Il problema, a questo punto, ai fini della definizione del procedimento, non è tanto l'eventuale costo che avrebbe subito la pubblica amministrazione (dagli accertamenti eseguiti non risulterebbero aggravi di costi per lo Stato), quanto il fatto che il figlio dell'ufficiale venne ospitato nell'auto di servizio. Al magistrato, l'ufficiale avrebbe anche dichiarato che per andare a Roma avrebbe pure potuto prendere un giorno di ferie, ma le pressanti inchieste di cui si stava occupando in quel periodo (oltre Rigopiano avrebbe parlato di altre importanti inchieste investigative per omicidio) non gli avrebbero permesso di distogliere le sue attenzioni su altro e quindi avrebbe concentrato in quel viaggio di lavoro anche le questioni familiari. Una memoria difensiva piuttosto esauriente che dovrà ora essere attentamente esaminata dal magistrato che, proprio sulla scorta delle precise e circostanziate giustificazioni dell'indagato, potrebbe decidere di archiviare il caso. (m.cir.)