VIANI NELLA SUA ARI PRESENTA “MATTINO” FILM CONTRO LA RABBIA

di Jolanda Ferrara ARI C'. è un tempo interno, primordiale, un tempo di mezzo in cui accade qualcosa di speciale: kairos, per dirla con i classici greci, l'altra faccia dello scorrere inesorabile del...
di Jolanda Ferrara
ARI
C'. è un tempo interno, primordiale, un tempo di mezzo in cui accade qualcosa di speciale: kairos, per dirla con i classici greci, l'altra faccia dello scorrere inesorabile del tempo, kronos. Nel cinema onirico e magico di Dino Viani il tempo che vige è kronos e il regista teatino ce lo ricorda nella sua ultima creazione, "Il Mattino", che sarà proiettato in anteprima nazionale questa sera alle 21 ad Ari, Scalinata delle chiesa parrocchiale.
"Mattino" è la storia delle elezioni comunali di Ari, che da paese d'origine del regista (che vive a Chieti) diventa metafora immaginaria dell'intero Paese. Il film (pellicola, 70 minuti) è uno spaccato della provincia italiana, un concentrato di microstorie che vivono parallele e nascoste alla realtà che rimbalza quotidianamente sui mass media. Qui in primo piano c'è il piccolo centro agricolo di Ari, in Val di Foro, con i suoi 1500 abitanti che inseguono «un senso di libertà attraverso la politica». Le elezioni comunali ad Ari sono da sempre un evento straordinario – scrive il regista – una specie di stracittadina, un palio dove le contrade avversarie si contendono il governo del paese. È l’occasione per rinsaldare vecchi rapporti interrotti per motivi politici, o per chiuderli, con spergiuri e maledizioni. Il paese si divide, si dividono le famiglie, ci si contendono bar e negozi, si acquista dall’uno e non dall’altro... Col suo sguardo affettuoso, emotivo, eticamente corretto, Viani descrive una parabola umana e ne invoca la ricomposizione dei conflitti che per lungo tempo hanno avvelenato gli animi.
Il ritorno alla pace post elettorale – «il segreto del film», rivela il regista – sarà come la benedizione che scende dall'alto. «In un momento di crisi morale e culturale come questo è fondamentale ripartire dalle piccole comunità, dove persiste ancora il senso di appartenenza, solidarietà, condivisione, e dove è ancora possibile rintracciare un tempo interiore: valori andati perduti nei grandi centri», sostiene Viani. «Negli ultimi anni», racconta, «ho vissuto il mio paese da esiliato perché non lo sentivo più mio, facevo fatica a riconoscerlo per via di quel clima pesante di odio e paura, rancori mai sopiti che si respiravano ovunque. Quando cinque anni fa la lista Ari Futura capeggiata da Marcello Salerno ha perso per pochi voti le elezioni, pur non votando più ad Ari mi sono sentito in colpa per non aver dato una mano a quel progetto straordinario. Quest’anno sono tornato per dare il mio contributo. È stato un viaggio esaltante che mi ha permesso di conoscere storie straordinarie, in alcuni casi struggenti di giovani di cui sapevo poco o nulla: di ognuno ho potuto apprezzare valori umani e morali fortissimi. Questo mio lavoro inizialmente doveva essere un filmino, un ricordo per suggellare il momento che la collettività arese aspettava da anni. Per le riprese mi ero servito di una telecamerina amatoriale. Quando ho capito che il film mi aspettava ho iniziato a girare infischiandomi dei limiti tecnici che il mezzo mi imponeva. Anzi, credo che in alcuni casi questo abbia reso ancora più esaltante il progetto. Così ho coinvolto tutti i rappresentanti della lista Ari futura, dal candidato sindaco Salerno, protagonista del film, compresi i candidati al consiglio comunale. Nel cast c'è anche mio padre, Rocco, mio nipote Edoardo Quaglia, la madre del candidato Odetta D’Alessandro, e Vittorio Roccamante».
«Il film è dedicato a Michele Viani, cugino di mio nonno», aggiunge Dino Viani, «che trenta anni fa nel mio documentario "Ari mon Amour" profetizzava quello che ad Ari è accaduto in questa ultima tornata elettorale».
Il 9 agosto prossimo, esattamente a 25 anni dalla prima de "Il generale", il fortunato film di Viani sulla storia del brigante Camillo Mecola nelle campagne di Ari, dopo la proiezione, il lavoro cinematografico del regista sarà pubblicamente riconosciuto "Patrimonio culturale della comunità arese" dalla nuova amministrazione comunale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

