Video osè in rete, Diana accusa: «Qualcuno si è voluto vendicare»

23 Gennaio 2022

La studentessa pescarese ha consegnato tutto il materiale alla polizia postale. Informata la Procura Ma dopo la denuncia, la 22enne continua a ricevere fotogrammi: «Hanno aperto canali a pagamento»

PESCARA. «Sto ricevendo in queste ore tanta solidarietà, purtroppo arrivano anche commenti negativi del tipo “te la sei cercata”. Ma a fronte di questi, ci sono molte persone che mi esprimono vicinanza e che mi dicono di non arrendermi. Per me stessa, per loro e per altre ragazze nella mia stessa situazione, ieri mattina sono andata negli uffici della polizia postale di Pescara, come avevo preannunciato, per denunciare tutto. Agli investigatori ho consegnato il materiale in mio possesso e continuerò a farlo».
È intenzionata ad andare fino in fondo e a vederci chiaro, Diana Di Meo, la studentessa pescarese di 22 anni, arbitro di calcio nel campionato di Promozione, rimasta vittima di “revenge porn” (diffusione dei suoi video osè) da parte di qualcuno che, a sua insaputa, ha diffuso sui social dei video intimi che la ritraggono. Video che hanno fatto il giro dell’Italia.
Dalla sua denuncia, ieri mattina, sono partite immediatamente le indagini della polizia postale diretta da Elisabetta Narciso. «I poliziotti», sottolinea la ragazza, «si sono mossi immediatamente, informando il magistrato. Io, come ho detto, ho messo a disposizione tutto ciò che avevo raccolto. Purtroppo, devo dire che continuano ad arrivarmi degli screen. La mia denuncia pubblica ha di sicuro spaventato tanti che poi sono usciti o stanno uscendo dai vari gruppi, resta però più di qualcuno che su questa, come su vicende simili, ci lucra. Sono stati aperti anche dei canali a pagamento per vedere i video».
Su chi possa averli diffusi, Diana dice di non avere alcuna idea. «La mia ipotesi è che abbiamo hackerato il mio telefonino. Sul perché non lo so, mi viene da pensare a una vendetta. Ricevo tanti messaggi, ma a quelli che mi arrivano da persone che non conosco tendo a non rispondere. Non escludo che magari qualcuno, per vendicarsi, possa avermi fatto questo. È solo comunque un’ipotesi che mi viene in mente. Di più non so dire. Saranno ora gli investigatori a fare chiarezza. Da parte mia, continuerò a consegnare tutto il materiale possibile».
Fra i tanti messaggi di solidarietà e vicinanza arrivati in in queste ore alla ragazza, anche quelli dell’associazione Arbitri. «Da parte di tutti i componenti», sottolinea ancora Diana, «ho avuto veramente la massima solidarietà. La mia preoccupazione, che ho anche esternato loro, è di avere difficoltà una volta che tornerò sui campi di calcio. Mi hanno detto di non pensare a questo adesso, ma solo a risolvere la situazione e a ritrovare la serenità. Il resto si vedrà».