Video sui vigili, Foschi nella bufera

25 Luglio 2019

Il centrosinistra chiede le dimissioni del consigliere della Lega autore del filmato sulla caserma deserta: «È una bufala»

PESCARA. Si accende lo scontro politico sul video girato dal consigliere comunale della Lega Armando Foschi dentro al comando di polizia municipale di via del Circuito. Un filmato in cui si mostra il piano terra dell’edificio «vuoto e perfettamente accessibile da chiunque, con la porta spalancata», commentava polemicamente Foschi durante le riprese. Ma quel video di circa due minuti, realizzato mercoledì della scorsa settimana alle 20, è stato girato quando il comando era chiuso al pubblico (dalle 18.50), ha replicato il comandante Carlo Maggitti, e quindi la porta di ingresso doveva essere chiusa. Foschi, ha fatto emergere Maggitti, non era affatto solo perché, arrivando, ha incontrato fuori a quella porta un maresciallo che smontava dal servizio (e si è allontanato in macchina) e un agente scelto che era in servizio e ha varcato la porta di ingresso proprio negli istanti in cui lo ha fatto Foschi (come si vede nelle immagini del sistema di videosorveglianza dei vigili).
Ieri se n’è parlato nella riunione della commissione Controllo e Garanzia presieduta da Piero Giampietro, che ha eseguito una visita ispettiva al comando. E dopo i chiarimenti arrivati dal maggiore Danilo Palestini i consiglieri comunali del Partito Democratico, della Lista Sclocco Sindaco e di Città Aperta hanno chiesto a Foschi di «fare un passo indietro, cioè di rinunciare al proprio mandato», e comunque di «chiedere scusa ai pescaresi». Perché, dicono, «la seduta della commissione ha fatto emergere che, a meno di complici interni, nessuno può accedere indisturbato al comando di via del Circuito» quando la struttura è chiusa al pubblico, e la porta di ingresso - è stato spiegato - rimane chiusa (viene aperta solo dai vigili che entrano ed escono dal comando e dall’addetto al carro attrezzi). «Tanto meno», aggiungono, si può accedere «alla stanza di deposito delle armi» destinate alla manutenzione, che è «chiusa addirittura con due porte blindate», come ha chiarito Palestini (e senza chiave, ce n’è una sola, non si entra). Sempre il maggiore ha chiarito che «non si tratta di una armeria», smentendo Foschi, e ha mostrato un altro locale dove vengono scaricate e depositate temporaneamente le armi degli agenti presenti in ufficio: con gli uffici chiusi, però, va da sé che in quella stanza non ci sono pistole, perché ogni agente custodisce a casa l’arma. Nessun riferimento diretto, da parte di Palestini, e nessun commento all’accesso del consigliere della Lega al comando perché «c’è un’indagine in corso e si sta valutando se ci sono dei risvolti di carattere giudiziario», come aveva già chiarito due giorni fa Maggitti che vuole andare fino in fondo e anche rivolgersi alla Procura, se ci sono gli estremi.
I consiglieri dei tre gruppi di minoranza accusano Foschi di aver «creato allarmismo, gettato fango sulle divise, ed esposto gli agenti ad una valanga di insulti. Tutto questo per mero calcolo politico di chi non guarda in faccia a nessuno» anche se si sta rivelando tutto una «bufala», proseguono. E poi chiedono al sindaco Carlo Masci di uscire dal silenzio perché «non può fare come Ponzio Pilato mentre i suoi uomini scatenano una guerra contro la polizia municipale».
Ieri c’era anche Foschi che ritiene di non aver ricevuto «alcun chiarimento» sui fatti di mercoledì scorso e chiede di sapere «chi, eventualmente, non ha mai chiuso la porta di ingresso alle 18». E delle sue dimissioni dice: «Assolutamente no».