Vigile intasca i soldi delle multe Il giudice lo sospende per 6 mesi

Misura cautelare per un maresciallo della polizia municipale finito sotto inchiesta per peculato e falso A denunciarlo un cittadino che, al Comando, gli diede i 60 euro dell’infrazione: non risultò mai pagata
PESCARA. Scatta la misura cautelare di sospensione per sei mesi dal lavoro per un maresciallo della polizia municipale di Pescara, G.D. (difeso dall'avvocato Claudio Croce), finito sotto inchiesta per peculato e falso.
La misura, firmata dal gip Nicola Colantonio, arriva a seguito di un episodio, che poi si è accertato non essere stato un caso isolato, scaturito dalla denuncia di un cittadino che aveva ricevuto una contravvenzione al codice della strada e si era recato nella sede dei vigili urbani per pagare la multa nei cinque giorni successivi, così da pagare in maniera ridotta la contravvenzione.
Ma quel giorno c’era proprio l'indagato all'ingresso del comando che, gentilmente, si rese disponibile ad aiutare il cittadino in quanto l'ufficio delle riscossioni, a suo dire, era chiuso. Così convinse la parte offesa a consegnargli i 60 euro della multa con l'impegno di versare lui quei soldi e fargli avere poi la ricevuta di avvenuto pagamento entro circa 30 giorni. Gli disse che avrebbe trattato la contravvenzione con la stessa procedura che si utilizza per le infrazioni commesse dagli stranieri: e cioè con il pagamento per le vie brevi. Ma così non avvenne e quando l'uomo dopo più di un mese tornò al comando, riferì della vicenda a una vigilessa che fece subito una verifica, accertando che quella multa non era stata ancora pagata. La vigilessa lo accompagnò da un ufficiale in servizio che fece tornare il malcapitato il giorno successivo per parlare direttamente con il sottufficiale cui aveva consegnato i soldi. E così avvenne.
L’indagato parlò di un disguido e rassicurò tutti che quel pagamento sarebbe stato eseguito di lì a qualche giorno. Ma dopo un mese il cittadino, non avendo avuto più notizie, tornò di nuovo dai vigili urbani e verificò che quella multa non era stata ancora pagata. Il nuovo intervento dell’ufficiale fu determinante visto che, qualche tempo dopo, il cittadino si vide recapitare una busta dello stesso ufficiale che conteneva il verbale di notifica della violazione, peraltro senza firma, e la quietanza di 166 euro perché nel frattempo erano passati i cinque giorni e la multa andava pagata interamente con tutte le sanzioni per il ritardo. Solo che quel verbale redatto dall’indagato non andava fatto (da qui la contestazione di falso) in quanto il cittadino, al momento della contestazione, aveva ricevuto direttamente dai vigili il verbale. Non era la prima volta che quel maresciallo si trovava coinvolto in fatti del genere e lo stesso si era verificato con una signora che aveva fatto la stessa trafila consegnando i contanti, 30 euro, nelle mani dell'indagato.
Scattò l'iter procedurale del provvedimento disciplinare di un mese senza stipendio, provvedimento che peraltro sembra non essere stato ancora applicato. I carabinieri di Pescara Scalo che fecero le indagini sentirono diverse persone e anche gli ufficiali che seguirono quella vicenda e, prima di emettere la misura cautelare, il gip ha anche interrogato l'indagato. «La documentazione acquisita», scrive il giudice, «permetteva di verificare che in effetti l'indagato, avvalendosi di volta in volta di un “verbale di contestazione in ufficio a seguito di avviso di violazione” nel quale si dava atto falsamente che la contravvenzione era stata contestata in assenza del trasgressore, aveva in più circostanze (ne vengono elencate almeno 6 ndr) riscosso personalmente dai soggetti sanzionati il denaro in contanti e quelle somme erano state depositate con notevole ritardo, anche di mesi, nelle casse comunali». E il giudice aggiungeva che in sede di interrogatorio «l'indagato, pur cercando di sminuire le proprie responsabilità, ha sostanzialmente confessato di aver ricevuto il denaro direttamente dai cittadini contravvenzionati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

