Vigili urbani, il Tar annulla il regolamento

3 Novembre 2017

Accolto il ricorso dei lavoratori. I giudici: la giunta comunale non può decidere sull’organizzazione

PESCARA. Il Tar annulla la delibera di giunta- datata luglio 2016 - che regolamenta l’organizzazione della polizia municipale, rispedisce il pallone nella metà campo del consiglio comunale, unico organo deputato a tracciare le linee guida del corpo dei vigili urbani, e di fatto rimette in discussione una serie di mansioni contestate dai pubblici ufficiali.
Sette pagine di sentenza, partorite dal collegio presieduto da Alberto Tramaglini, per fare proprie le conclusioni del coordinatore provinciale del sindacato DiCapp (Dipartimenti autonomie locali-polizie locali) Walter Falzani e di Arnaldo Ciarfella, entrambi istruttori di vigilanza dipendenti a tempo indeterminato del Comune, rappresentati dall’avvocato Emanuele Pagliaro. In soldoni, il regolamento non può rientrare nelle competenze della giunta perché non riguarda l’ordinamento degli uffici e dei servizi, in quanto disciplina anche lo stato giuridico del personale.
Nel mirino dei vigili, che contestano anche la mancata consultazione sindacale nell’organizzazione degli uffici, è finita una serie di incarichi, tra cui il compito di rilasciare i permessi per i disabili e per il transito nelle Ztl, e lo svolgimento di servizi armati e di pronto intervento, da effettuare con un solo operatore e non due, contrariamente a quanto previsto dal Documento di valutazione dei rischi. Picconate anche sull’articolo del regolamento che recepisce il lavoro notturno con un orario di almeno 7 ore consecutive comprendenti l’intervallo tra la mezzanotte e le 5 del mattino, mentre il contratto nazionale di lavoro per gli enti locali intende il lavoro notturno nella fascia molto più ampia tra le 22 e le 6.
Colpito e affondato anche l’articolo 27 sui “servizi di controllo”, in base al quale il personale a piedi, in caso di condizioni atmosferiche avverse, resta vicino al posto di servizio «contrariamente alle norme sulla sicurezza del lavoro», recita il ricorso, «e non consente la rotazione degli operatori ogni 2/3 ore lavorative nel caso di servizi che comportino l’assunzione della posizione eretta ed eccedano il normale orario, consentendo solo opportuni intervalli».
Infine, spicca tra le contestazioni la violazione della privacy, laddove il regolamento impone ai vigili di fornire al comando il proprio indirizzo aggiornato e il numero di cellulare per rendersi disponibile in tutte le situazioni di emergenza. Le tesi hanno fatto breccia al Tar e ora sarà il consiglio a dover rimodulare il regolamento.Vigil