«Vincenzo sembrava una palla di fuoco»

20 Luglio 2020

Il rogo ripreso dalle telecamere che la vittima ha piazzato sul tetto per controllare il vicino-rivale

TORREVECCHIA TEATINA. Telecamere piazzate sul tetto e sul muro di cinta. Vincenzo Mattioli ha installato un sofisticato sistema di videosorveglianza dopo le continue liti con il vicino Benito Penna. Secondo lui, era l’unico modo per difendersi dai dispetti del confinante-rivale. Le immagini registrate dagli «occhi elettronici» – ben ancorati anche all’antenna della televisione – sono finite spesso al centro dei processi che hanno visto protagonisti i due anziani nelle aule del palazzo di giustizia teatino. Uno dei procedimenti è ancora pendente e, durante l’emergenza coronavirus, è stato celebrato in modalità telematica, considerando lo stop alle udienze in presenza.
Così anche l’intera sequenza dall’aggressione messa in atto da Benito è stata catturata dalle telecamere. Una sequenza agghiacciante che ha permesso agli investigatori di ricostruire un tentato omicidio senza testimoni. Quando Michela, la compagna dell’aggredito, si è precipitata all’esterno dell’abitazione, dopo aver sentito un’esplosione e grida disumane, il “suo” Vincenzo era una torcia umana. Utilizzando teli, coperte e acqua, la donna ha strappato il compagno da una morte praticamente certa. Ma le condizioni di Mattioli, così come quelle di Penna, rimangono gravissime.
Una cosa è certa: durante la pandemia, dati alla mano, le liti tra vicini si sono moltiplicate e, di conseguenza, sono cresciuti anche gli interventi delle forze dell’ordine. Parcheggi contesi, questioni di viabilità, incomprensioni o rumori molesti. Stesso discorso per le discussioni in famiglia. Dal marito che se la prende con la moglie perché non ha stirato bene i vestiti fino all’operaio che picchia la sorella perché non è soddisfatto del pranzo: si litiga per tutto.
Solo qualche settimana fa, l’intervento dei carabinieri ha evitato che una diatriba tra dirimpettai terminasse in tragedia. È finita a colpi di forbici, infatti, una lite condominiale scoppiata a Chieti per la musica troppo alta nella serata del 30 giugno. Un uomo di 47 anni è stato trasportato in ospedale: a ferirlo a un braccio è stata la vicina di casa, una donna di 35 anni, poi indagata con l’accusa di lesioni personali aggravate. Ma anche nei confronti dell’aggredito è scattata una denuncia, perché aveva nel suo appartamento un machete con la lama di oltre 35 centimetri e due pugnali, armi bianche detenute abusivamente.
E non si contano neppure le lite condominiali che sfociano in procedimenti penali. Come quello della donna finita davanti al giudice per atti persecutori perché scrollava dal balcone tappeti, coperte, lenzuola e tovaglie facendo cadere avanzi di cibo e peli di animali sulla merce esposta dal fruttivendolo del piano di sotto. Basta poco, pochissimo per accendere la scintilla. (g.let.)