Vincono i residenti: il parco non si tocca

I giudici accolgono il ricorso delle famiglie contro il Comune, deciso a realizzare un asilo nido al posto della zona attrezzata
PESCARA. I 56 residenti di via della Fornace Bizzarri vincono la loro battaglia contro il Comune di Pescara davanti ai giudici del Tar, circa la contestata realizzazione di un asilo nido al posto di un parco attrezzato che da anni si trova davanti alle loro abitazioni.
Attraverso i propri legali, gli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno, i residenti sono riusciti a far annullare la delibera (la n. 1006 del 15 novembre 2022) con la quale il Comune di Pescara aveva disposto la realizzazione di un “progetto di fattibilità tecnica ed economica della nuova costruzione dell’asilo nido di via Celestino V, in concreto in via della Fornace Bizzarri, in zona contornata da 3 edifici condominiali, su area verde adibita a parco giochi». Perché il problema era proprio questo: il Comune aveva predisposto la delibera per via Celestino V, ma poi aveva iniziato a fare le verifiche tecniche in un’altra via, senza una apparente motivazione.
Nel decidere per l’annullamento della delibera, i giudici amministrativi sono stati estremamente chiari e, dopo una disamina tecnico-legale, hanno scritto: «Ne discende che l’amministrazione, con la delibera impugnata, ha proceduto all’approvazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica della nuova costruzione dell’asilo nido, in difetto di istruttoria, ovvero senza considerare che il terreno in questione era già stato oggetto di Pue, in conformità al piano regolatore, con relative previsioni per giunta già realizzate». Una bocciatura che sposa in pieno la tesi prospettata dai legali dei residenti.
Ed entrando nel merito della questione, il Tar afferma: «Va in ultimo segnalato che il certificato di destinazione urbanistica (citato dal Comune ndr) assume valenza meramente ricognitiva e nella misura in cui risulta conforme con quanto documentalmente risultante dagli strumenti urbanistici; che nel caso di specie, l’amministrazione ha prodotto un certificato secondo cui, in forza della predetta convenzione del 14 novembre 2002, il terreno in questione avrebbe acquisito la destinazione a servizi di interesse comune; che tuttavia, tale mutamento non risulta dagli strumenti di pianificazione urbanistica vigenti e prodotti; che quindi detto certificato, privo di qualsivoglia natura provvedimentale, non può in alcun modo produrre innovazioni nella ripartizione urbanistica in zone esistenti; che peraltro detto compito è precipuamente demandato al Prg». Peraltro, i giudici, nella precedente udienza, avevano chiesto «chiarimenti circostanziati e documentali, considerato che per il comparto 10.04 appare essere già intervenuto un piano urbanistico, con previsione di “sistemazione a verde attrezzato su area a servizi di interesse comune”» e per questo chiedevano una dettagliata relazione. Una sorta di anticipazione della decisione.
Dunque, una battaglia vinta per i residenti che avrebbero visto stravolta la vita condominiale e non solo, mentre l'asilo sarebbe dovuto nascere su una superficie non sufficiente a ospitare la scuola e gli ulteriori spazi necessari (parcheggi, giochi e via discorrendo), dei quali non si era tenuto conto, visto che la metratura disponibile era nettamente inferiore alle esigenze del progetto che, come sostenuto dai ricorrenti, comportava un incremento del carico urbanistico. La prossima mossa spetta al Comune che dovrà decidere se ricorrere al Consiglio di Stato.

