Vino, i produttori sono in rivolta «Subiamo danni per 380 milioni»

27 Ottobre 2023

Stufe di attendere, tutte le associazioni del settore si uniscono per chiedere aiuti concreti

PESCARA. La perdita accertata è di 2,7 milioni di quintali d’uva, pari a 2 milioni di ettolitri di vino che in termini di imbottigliato equivalgono a 260 milioni di pezzi. La stima del mancato reddito delle aziende è di 108 milioni di euro sulle uve, 130 sul vino sfuso e 520 sull'imbottigliato. Ad essere prudenti la filiera vitivinicola regionale subirà un danno economico di 380 milioni di euro.
Tutte le associazioni abruzzesi dei produttori di vino si sono riunite ieri all’hotel Villa Maria di Francavilla al Mare per lanciare l’ultimo appello al mondo politico nazionale e regionale. Sperano di ricevere finalmente risposte concrete alla gravissima situazione che si è determinata dopo le eccezionali precipitazioni di aprile e maggio scorsi. Piogge che in alcune aree hanno superato anche i 200 mm/mese, il triplo della media del periodo, con conseguenze catastrofiche sulla produzione. E il maltempo ha favorito lo sviluppo del fungo della peronospora, la malattia della vite che ha colpito in maniera massiccia lungo la dorsale adriatica soprattutto in Abruzzo, Molise e Puglia. Un esempio vale per tutti: a marzo del 2024 il vino bianco prodotto sarà già esaurito.
UNITI VERSO LA META.
Fanno fronte comune per la prima volta Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo, Domenico Bomba per la Cia, Mauro Lovato per Confagricoltura Abruzzo, Piercarmine Tilli per Coldiretti, Antonio Marascia per Confcooperative, Andrea Di Fabio per Legacoop, Franco D’Eusanio per Liberi Agricoltori, Leo Spina per Copagri, Luciano Gagliardi per il Daq, Gianni Pasquale, presidente di Assoenologi Abruzzo, Nicola D’Auria, presidente del Movimento Turismo del Vino Abruzzo e Lorenzo Di Sario, coordinatore regionale delle Città del Vino.
Insieme sottolineano che occorrono a livello nazionale dei provvedimenti impattanti, per la sopravvivenza di migliaia di imprese vitivinicole, che non possono non prevedere un congruo indennizzo diretto alle aziende. Parallelamente sono stati condivisi tre punti principali sui quali, dicono, si potrebbe e dovrebbe intervenire in maniera più che tempestiva. Quali sono le priorità?
IL MESSAGGIO ALLE BANCHE.
Al primo posto c’è la sospensione dei pagamenti di mutui e finanziamenti in corso (conto capitale e interessi) per almeno due anni, senza porre in primis le "garanzie bancarie" (come è stato fatto durante l'emergenza Covid) che renderebbero automaticamente le aziende richiedenti inaffidabili di fronte agli istituti di credito, per almeno 24 mesi, quindi inabili a qualsiasi tipologia di nuovi finanziamenti; sospensione e/o riduzione dei contributi Inps; azzeramento dei tassi d'interesse per finanziamenti acquisto scorte a reintegro con un'istruttoria semplificata e che non tenga conto dei finanziamenti già concessi.
Nei primi due casi, la competenza è del governo, mentre nel terzo il ruolo della Regione risulta fondamentale. I produttori si augurano che quest'ultima sia portavoce degli interessi del mondo vitivinicolo abruzzese su tavoli nazionali.
MARTEDÌ IN CONSIGLIO.
La filiera produttiva del vino parteciperà al Consiglio regionale straordinario fissato per martedì prossimo all’Aquila sull’emergenza che sta colpendo l’agricoltura abruzzese.
La richiesta di un Consiglio straordinario inoltrata dall’intera opposizione è stata subito accolta dalla maggioranza di centrodestra. Ma già da ora le sigle di settore annunciano manifestazioni di piazza alla presenza, assicurano, di centinaia di migliaia di produttori stremati dalla difficilissima situazione e che, se non adeguatamente aiutati e supportati, rischiano di vedere vanificati decenni di duro lavoro.
LE VOCI DI DENTRO.
«Siamo tutti d’accordo nel dire che questo è davvero l’ultimo appello che il mondo vitivinicolo abruzzese rivolge alla classe politica della Regione Abruzzo, di qualsiasi colore essa sia», dichiarano i rappresentanti della filiera del vino sottolineando che: «A vendemmia ormai conclusa, possiamo confermare, con assoluta certezza, un calo medio della produzione di uve di circa il 70%. Un dramma che interessa in maniera diffusa e più o meno omogenea tutte le aziende vitivinicole delle quattro province. L'Abruzzo conta più di 15.000 aziende per 32.500 ettari coltivati a vitigni. Ma ad oggi», affermano, «vi è stata l’assegnazione di risorse economiche assolutamente insufficienti per affrontare la difficile situazione del momento, considerando che il settore enologico nazionale fattura più di 7 miliardi di euro senza considerare tutto l'indotto. In Regione si parla di 5 milioni in due anni: una dotazione finanziaria lontanissima da quella necessaria». E infine minacciano: «Tutti noi in questi mesi abbiamo avanzato specifiche richieste a supporto del mondo produttivo e fornito indicazioni operative in merito all'emergenza peronospora, ma gli appelli non sono serviti a nulla. Siamo pronti anche a riconsegnare le tessere elettorali».
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