Violentata davanti all’amico, un arresto

Arrestato giovane marocchino accusato di avere partecipato allo stupro di una 22enne in un capannone sulla Tiburtina
PESCARA. Uno è stato acciuffato, nei confronti dell’altro le indagini proseguono. Comincia a chiudersi il cerchio, anche se solo parzialmente, sulla brutale violenza sessuale di cui è stata vittima, sulla Tiburtina, una 22enne che poi ha sporto denuncia alla polizia, dando il via alle indagini. Ieri la squadra mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, ha arrestato Driss Elamri, 22 anni, nato in Marocco, residente in provincia di Bari e domiciliato a Pescara, e lo ha condotto in carcere.
I fatti risalgono alla fine di febbraio. È la sera del 28, attorno alle 23, quando la 22enne e un amico raggiungono uno dei capannoni del Piper, il complesso mai ultimato che si trova sulla Tiburtina, vicino al Conad, che viene usato da anni da tossicodipendenti e sbandati come rifugio, sia di giorno che di notte. I due si appartano lì per acquistare e consumare cocaina e incontrano una coppia sconosciuti, due che sembrano marocchini e che, dopo un approccio tranquillo, chiedono di sapere se la coppia ha della droga. La tensione sale, scatta l’aggressione. Uno dei due marocchini o presunti tali, per l’accusa Elamri, ferma e colpisce a pugni il giovane che accompagna la 22enne, bloccandolo a terra. L’altro, non identificato, afferra la ragazza, la immobilizza contro un pilastro, si abbassa i pantaloni e la costringe a subire un rapporto sessuale, minacciando di continuare a picchiarla, nonostante lei pianga e chieda di essere liberata. L’amico vede tutto ma è a terra, sente il fiato che gli manca perché quello che gli sta sopra rischia di soffocarlo. Riesce a divincolarsi, afferra l’amica per la mano e la trascina via. Fuggono, abbandonando il Piper, ma la giovane dimentica il giubbino e la coppia di sconosciuti se ne impossessa, prendendo anche portafogli e telefono cellulare. Mentre le vittime si allontanano dal capannone si accorgono che dietro di loro ci sono gli aggressori, che si avvicinano e restituiscono il giubbino. Sono spariti, però, telefono e portafogli. I due marocchini ironizzano su quanto è appena accaduto, uno dei due dice alla ragazza che è arrivato il suo turno. Ma la fuga delle vittime, sotto shock, è immediata e la serata da incubo si conclude quando i malcapitati arrivano al centro storico, parlano con gli amici e la ragazza chiede aiuto al padre. La polizia, che ha raccolto la denuncia di entrambi, si è messa alla ricerca della coppia e la svolta è arrivata grazie alle immagini delle telecamere dei negozi di via Tiburtina che hanno ripreso il passaggio dei due, uno più giovane e uno più anziano. Entrambi corrispondono alle descrizioni fornite dalle vittime e Elamri viene riconosciuto nell’album che contiene le immagini dei pregiudicati originari del Marocco messo a disposizione dalla polizia.
Nei confronti dell’arrestato esistono, per il giudice, gravi indizi di colpevolezza per i reati di rapina aggravata, lesioni e violenza sessuale di gruppo, visto che era presente mentre il complice violentava la 22enne. Elamri avrebbe fatto in modo che l’altro potesse agire indisturbato mentre lui riduceva all’impotenza l’amico della giovane. Per il giudice Antonella Di Carlo (il pm è Rosangela Di Stefano) in questo episodio c’è stata una «non comune esplosione di gratuita violenza» e la vicenda è rappresentativa della personalità «negativa» dell’indagato, peraltro già finito nei guai per rapine ed estorsioni, ma non solo. I due giovani sono stati visitati in ospedale. Nei confronti della ragazza è stato attivato il protocollo medico previsto per i casi di violenza sessuale (la prognosi è di 7 giorni) mentre l’amico si è ritrovato con un dente lesionato.
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