Violento pugno alla testa Condannato a quattro anni

11 Marzo 2017

Arriva la sentenza per il pestaggio del 2014 a un ragazzo in via dei Bastioni La vittima avvierà ora una causa civile e chiederà un risarcimento di un milione

PESCARA. Ha provato a chiedere il patteggiamento, con cui se la sarebbe cavata con poco più di un anno. Ma il pm Gennaro Varone gliel’ha negato e così anche il giudice Francesco Marino che la scorsa settimana l’ha condannato in primo grado a quattro anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. È quanto dovrà pagare il pescarese Fabrizio De Florentiis, 27 anni ad aprile, accusato delle lesioni gravi che provocò al coetaneo Antonio Rotundi con un pugno sferrato per gioco. Per «lo scellerato gioco del knockout game», come scrive il giudice Marino nella sentenza. Lo stesso maledetto gioco che a distanza di tre anni continua a far registrare nuovi casi nelle notti pescaresi, tra cui l’ultimo meno di un mese fa, ancora a Pescara Vecchia.

«Proprio la circostanza che la vittima non si aspetta alcuna aggressione e non vi è preparato», scrive il giudice, «rende questo tipo di percossa particolarmente efficace, come nel caso di specie. Infatti il violento ed inaspettato pugno ricevuto sulla tempia fece perdere conoscenza al Rotundi» il quale riportò anche una frattura scomposta con focolaio contusivo emorragico» all’altezza della tempia destra. E ancora: «Non vi è dubbio che si sia trattato di un gesto volontario, riprovevole nella gratuità e che ha comportato lesioni gravi alla persona offesa».

La persona offesa, difesa dagli avvocati Anthony Hernest Aliano ed Elena Tomassetti che si preparano a chiedere in sede civile un risarcimento da un milione di euro, all’epoca del fatto aveva 24 anni, un diploma di ragioneria in tasca e un lavoro da pizzaiolo che in seguito a quelle lesioni dovette abbandonare. Quello che successe nella notte tra il 26 e il 27 aprile del 2014 in via dei Bastioni lo raccontò al Centro un paio d’anni fa.

«Era il sabato subito dopo Pasqua, dopo il 25 aprile, e con tutti gli altri amici rientrati dagli studi e dal lavoro ci eravamo rivisti a Pescara Vecchia. Quella sera saremo stati una quindicina, ma poi ci siamo sparpagliati nei vari locali e io sono rimasto con altri due amici. Stavamo fumando una sigaretta in via dei Bastioni prima di entrare in un locale ed eravamo voltati tutti e tre verso la porta del locale. Di botto mi arriva un pugno forte alla tempia, sono quasi svenuto, per un minuto abbondante ho visto nero. Un amico mi ha aiutato a sedermi, l’altro è corso dietro a quello che mi aveva colpito e che è scappato. Dopo mezz’ora mi sono sentito male, ho perso sangue dalla bocca». In pronto soccorso gli fanno la Tac a cui seguono il ricovero in ospedale di un mese e altri sei per riprendersi dalle lesioni che gli provocano un danno biologico del 15 per cento. Tutto per un’aggressione improvvisa e gratuita da parte di uno sconosciuto di cui Antonio disse: «Non lo conoscevo, non so che cavolo gli girava per la testa, secondo me si voleva fare lo svelto con gli amici, ma ha fatto un’infamata. È questo che mi fa più rabbia: che mi ha colpito alle spalle». De Florentiis, che dopo quel pugno scappò via, grazie alle testimonianze fu arrestato due settimane dopo dai poliziotti della Mobile di Pierfrancesco Muriana e pur confessando, si giustificò dicendo di essere stato istigato dagli amici a fare quella “bravata”.

Oggi che per quella bravata il responsabile è stato condannato a 4 anni, l’avvocato della parte offesa, Aliano, fa sapere: «Per quanto alcuna pena potrà mai ritenersi commisurata ad un fatto così grave, ci riteniamo soddisfatti per l’esito del processo. Magistrati ed inquirenti hanno svolto un gran lavoro. Nella sede civile, così come indicato dal giudice penale, procederemo con la richiesta di quantificazione del danno patito da Rotundi, che abbiamo valutato prudenzialmente in un milione di euro». Cifra per cui il legale sta valutando di accedere al Fondo europeo per vittime di reati violenti. «Ma non escludo», aggiunge l’avvocato, «la possibilità di valutare responsabilità istituzionali per non aver garantito l’ordine pubblico e la sicurezza in quella zona».

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